Il cambiamento sociale e le trasformazioni dell’economia che si dispiegano su scala planetaria non hanno per scenario esclusivo le grandi metropoli dell’economia globale, poiché ridisegnano i confini dello sviluppo e dell’inclusione anche nelle aree apparentemente ai margini dei flussi che innervano l’economia contemporanea.
Nelle zone interne del Mezzogiorno, quelle che Rossi - Doria definiva le “terre dell’osso” per contrapporle alla “polpa” delle zone costiere e pianeggianti, più che altrove sono visibili i segni e gli effetti prodotti dalla lunga deriva delle emigrazioni e dalla ritirata delle attività che tradizionalmente facevano tessuto economico locale. Ma non sono luoghi al di fuori della contemporaneità.
La Camastra e i piccoli centri montani di Calvello e Abriola che ospitano il Forum “Sviluppo e Comuni Polvere” sono luoghi emblematici, e non solo perché in Basilicata si è scoperto che l’osso aveva un midollo petrolifero.
Qui, al limitare del sistema Paese, dove l’emigrazione non si è mai fermata anche se ha rottamato le valigie di cartone, oggi convivono e si confrontano le comunità della montagna appenninica e le grandi imprese globali del petrolio e della finanza. E qui, come in tanti altri centri del Paese che la geografia dello sviluppo ha relegato al margine, la modernità avanza portando mezzi e promettendo benessere, ma anche minacciando spaesamento e rottura dei legami sociali.
La riflessione sui “comuni polvere” muove da queste premesse: come quadrare il cerchio combinando sviluppo e coesione sociale nei centri minori del nostro Mezzogiorno, promuovendo nel contempo un rapporto positivo tra le strategie di un grande gruppo globale come Eni e le micro comunità? Come produrre società a fronte dello spaesamento che accompagna il mutare dei rapporti comunitari? Come produrre sviluppo autonomo partendo dal turismo e dalle risorse locali come il legno e le biomasse? Cosa significa fare impresa globale parlando al territorio?
Aldo Bonomi