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Saggio di Giulio Sapelli
 


Competenze, crescita e cultura d’ impresa. La Scuola Enrico Mattei
Giulio Sapelli

il libro di Giulio SapelliQuesto saggio fu scritto in occasione del quarantesimo anno dalla fondazione della Scuola Mattei. Nella ricorrenza del cinquantesimo anno il Prof. Sapelli ha integrato con due capitoli aggiuntivi il lavoro di dieci anni prima, senza modificare quanto precedentemente scritto.

Giulio Sapelli, Ordinario di Storia economica e docente di Analisi culturale delle organizzazioni presso l’Università Statale di Milano, conosce molto bene sia l’Eni che la Scuola, avendo lungamente collaborato con la prima a vario titolo, fino a diventarne Consigliere d’amministrazione per due mandati e con la seconda ove, da quasi quindici anni, inaugura il ciclo delle conferenze dei Presidenti e svolge una serie di lezioni nell’ ambito della Responsabilità sociale d’impresa.

La linea guida emersa della sua analisi sui documenti custoditi alla Scuola è quella di una dinamica nelle finalità e negli insegnamenti della Scuola che segue, e talvolta anticipa, l’ evoluzione dell’Eni.

La Scuola nasce per iniziativa di Enrico Mattei, su ispirazione di Marcello Boldrini, in un’epoca caratterizzata da una rapidissima crescita dell’Eni, non accompagnata però da quelle competenze tecnico-scientifico-manageriali necessarie a sostenere quel ritmo vigoroso e soprattutto non facilmente reperibili nel nostro Paese. La sfida tra gli operatori petroliferi si svolgeva, allora come ora, in un contesto mondiale e la strategia dei Padri fondatori fu quella di aprire le aule della Scuola, ove quelle competenze si andavano creando, anche ad allievi stranieri. Con una “mission” che vedeva, da un lato, la condivisione di quei saperi necessari alla crescita ed allo sviluppo, dall’altro una spinta all’alleanza con quei Paesi emergenti assieme ai quali l’Eni avrebbe infranto le barriere oligopolistiche delle “Major“ allora esistenti.

Il fine dei corsi era quello di stabilire una cerniera tra la formazione universitaria e l’operatività aziendale, non finalizzandoli solo a colmare la penuria di profili professionali e specialistici d’eccellenza, ma anche e soprattutto a costituire una comunità di giovani brillanti che condividesse un comune sentire.

Fin da allora la Scuola non prometteva l’assunzione, ma una preparazione che avrebbe in ogni caso favorito un facile inserimento in aziende desiderose di avere personale intellettualmente vivo ed aggiornato. Non solo in Eni, quindi, ma anche nei “competitors”, creando situazioni che di fatto si sono poi verificate: ex allievi che, una volta in carriera, si sarebbero trovarti su lati opposti di un tavolo di trattative, condividendo però una eccezionale storia formativa e lo stesso linguaggio; non a caso la lingua da tutti conosciuta è da sempre l’italiano!

La vita della Scuola si dipana su queste linee guida, interpretando di volta in volta le spinte dei tempi, sempre nell’ambito della finalizzazione distintiva dei sui insegnamenti: l’energia.
Un segno dell’evoluzione è la nuova specificazione “ambiente”, che affianca “energia” a partire dai primi anni 90, e la quasi contemporanea ridenominazione del corso in “Master”.
Arrivando ai giorni nostri, l’Autore sottolinea come la realtà ormai globalizzata ed il venire meno di sistemi organizzativi e produttivi fortemente strutturati abbia spinto l’affermarsi della cultura della conoscenza quale “driver” dello sviluppo.

La Scuola, anche se in maniera ancora implicita, sta accompagnando queste modificazioni creando un adatto ambiente di apprendimento. Gli allievi sono infatti incoraggiati, al di la dello studio dei fondamenti che deve essere comunque severo e diligente, ad operare con lo spirito delle comunità di pratica in un processo di continua interazione e comune apprendimento.

 

 
   
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