Le sfide
scenario energetico
cooperazione e sviluppo
oil spill
incidenti stradali
solare
Le sfide per uno sviluppo sostenibile
L'avvento della crisi economica globale e le successive contromisure adottate dai Governi occidentali per limitarne gli effetti hanno evidenziato i punti deboli del sistema economico africano.
Nel settore commerciale, il calo della domanda e dei prezzi delle materie prime sta comportando una crescente disoccupazione, fenomeno aggravato anche dalla mancanza di mercati sovra-regionali integrati e dalla creazione di barriere protezionistiche da parte di diversi Governi occidentali.
I Paesi esportatori di idrocarburi (in particolare quelli del Nord Africa) sembrano resistere meglio alla recessione, sebbene ciò comporti la dipendenza dei sistemi economici locali dalle oscillazioni del prezzo del petrolio.
Questi problemi vanno a sommarsi alle gravi criticità già presenti (malnutrizione, analfabetismo, instabilità politica, diffusione di patologie endemiche) che, nonostante i notevoli sforzi e i timidi progressi ottenuti di recente, sembrano rinviare ulteriormente un reale sviluppo socio-economico, in particolare nell’area subsahariana.
In ogni caso, la crisi economica globale, se opportunamente gestita, può rivelarsi un’importante possibilità di svolta. La grande disponibilità di risorse naturali e di suoli coltivabili, la presenza diffusa di manodopera giovane e di una classe media emergente costituiscono gli ingredienti per un progressivo sviluppo nei contesti economici più dinamici.
Nel giugno 2009, in occasione del World Economic Forum tenutosi a Città del Capo, i leader politico-economici africani hanno evidenziato alcuni importanti spunti per rilanciare la competitività economica.
In primo luogo, si è evidenziata la necessità di proteggere i mercati finanziari locali attraverso apposite riforme che in alcuni Paesi africani erano state introdotte già prima della crisi. Inoltre, è emersa l’esigenza di rivitalizzare il commercio a livello sia internazionale, potenziando e regolamentando le crescenti relazioni con i Paesi emergenti (Cina e India), sia regionale, abbattendo i dazi doganali e creando i presupposti per una maggiore integrazione politica ed economica degli Stati africani. Il miglioramento degli scambi interregionali può, tuttavia, avvenire solo se permangono gli investimenti e gli aiuti internazionali che, utilizzati con efficienza, sono un importante strumento per la realizzazione delle infrastrutture di cui il continente africano lamenta tuttora un’evidente carenza.
Lo scenario energetico: rischi e opportunità
Nel corso degli ultimi decenni, il rapido incremento della popolazione e la crescente apertura delle economie locali ai mercati internazionali hanno evidenziato alcune gravi carenze relative al settore energetico africano, in particolare in merito alla generazione di energia elettrica, elemento di fondamentale importanza per la creazione di infrastrutture e, di conseguenza, di sviluppo economico.
In base ai dati dal World Energy Outlook 2009, solo i Paesi dell’Africa mediterranea possono vantare un alto tasso di diffusione dell’energia elettrica, con oltre il 98% della popolazione coperta; nell’Africa sub-sahariana, invece, quasi 600 milioni di persone sono privi di elettricità (71,5% del totale), in particolare nelle aree rurali dei Paesi più colpiti dalla povertà, come l’Etiopia, la Repubblica Democratica del Congo e il Malawi.
Dal punto di vista delle risorse presenti, l’Africa è comunque dotata di grandi potenzialità, derivanti dalle immense disponibilità sia di fonti energetiche tradizionali sia di quelle rinnovabili.
Per le prime, diversi Paesi africani sono attualmente tra i primi produttori mondiali di petrolio, non solo nell’area settentrionale (Egitto, Libia, Tunisia), ma anche nella regione sub-sahariana, area in cui spiccano la Nigeria e l’Angola (che figurano tra i primi 20 produttori mondiali, con continui incrementi nella produzione). La scarsa urbanizzazione del continente e la bassa densità demografica in molte aree rurali, tuttavia, hanno manifestato la possibilità di sfruttare in modo efficiente anche le fonti energetiche rinnovabili presenti in loco: al momento, l’utilizzo di tali risorse garantisce quasi la metà (49%) del fabbisogno energetico della popolazione locale, anche se gran parte della fornitura proviene dallo sfruttamento delle biomasse (con punte significative soprattutto in Mozambico, Nigeria e Repubblica Democratica del Congo).
Le altre fonti rinnovabili (solare, eolico, geotermico) presentano grandi potenzialità di sfruttamento per gli anni a venire, grazie alle caratteristiche geografiche e ambientali del continente africano: sebbene risultino ancora poco sfruttate, sono già stati avviati importanti progetti industriali in alcuni Paesi, i quali hanno inciso in modo significativo sul quantitativo di energia prodotta localmente, come accaduto in Mozambico e Nigeria (con oltre il 10% dell’energia totale derivante da fonti rinnovabili non proveniente da biomasse).
Il modello di cooperazione e sviluppo
La strategia di Eni in Africa è quella di consolidare ed espandere la propria posizione tramite progetti sostenibili volti a creare valore per i propri stakeholder e per i Paesi coinvolti.
Eni è presente oggi in Africa in 15 Paesi ed è la principale major petrolifera in termini di produzione, con circa un milione di barili di petrolio al giorno. Grazie a un ampio programma di investimenti nel corso del prossimo quadriennio, la produzione è destinata a crescere significativamente nel prossimo futuro.
In Nord Africa Eni è il primo produttore straniero in tutte le realtà n cui opera (Egitto, Libia, Algeria e Tunisia), mentre nell'Africa sub-sahariana, regione dove è attiva dai primi anni Sessanta, l’azienda è presente nei principali Paesi produttori, come Angola, Nigeria e Repubblica del Congo, e ha interessi esplorativi in Gabon, Ghana, Mali e Mozambico. Le persone di Eni presenti in tutto il continente sono circa 20 mila.
L'impegno di Eni in Africa è rappresentato da una lunga storia di relazioni e accordi di cooperazione costruiti in più di cinquant’anni di presenza nel continente, che hanno fatto dell’azienda un partner solido e credibile nei confronti degli interlocutori locali. Forte di un approccio anticolonialista in cui credeva fermamente il suo Presidente, da subito Eni è stata percepita come una presenza diversa, capace di partecipare attivamente a una crescita reale ed effettiva. Dall’accordo siglato in Egitto nel 1955 – che attribuì al Paese il 75% dei profitti petroliferi contro il 50% delle altre major - Eni ha avviato relazioni e stretto coalizioni in diversi Paesi in tutto il continente, fedele al suo approccio cooperativo.
È con l’accordo siglato con la Libia nel 2006 che Eni rinnova il suo Modello di Cooperazione e Sviluppo, inaugurando una serie di importanti agreement in Angola, in Gabon (2008), in Egitto e nella Repubblica Democratica del Congo (2009), basati sulla volontà di favorire una crescita più duratura e sostenibile.
Coerentemente con le proprie risorse, capacità e know-how, Eni contribuisce prima di tutto attraverso il trasferimento tecnologico per l’efficienza energetica e per la tutela ambientale e ponendosi quale attore attivo nell’ambito delle politiche di approvvigionamento energetico, come testimoniato dalla collaborazione nella costruzione di importanti infrastrutture energetiche in Nigeria e in Congo e dalla propria partecipazione a progetti in cui è fondamentale l’utilizzo di tecnologie avanzate.
Aumenta l'impegno nella realizzazione di progetti volti al rafforzamento dei sistemi socio-economici locali, oltre che al sostegno per il potenziamento delle dotazioni necessarie alla comunità, al fine di migliorare la qualità della vita nei territori. In accordo con i piani di sviluppo locale, i progetti Food plus Biodiesel in Congo e Angola hanno come obiettivo principale la promozione del settore agricolo, che rappresenta un’importante opportunità di diversificazione delle economie locali fortemente dipendenti dal petrolio. In Africa, l’impegno nel perseguimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals o MDG) delle Nazioni Unite è prioritario.
A tal fine, Eni è attiva non solo nell'ambito degli accordi operativi ma anche nel favorire il dialogo e la cooperazione internazionale, inclusa quella legata alle organizzazioni non governative, nel sostenere e ottimizzare tali interventi. In quest’ambito, riveste un ruolo sempre più importante Eni Foundation, grazie all’impegno testimoniato dai risultati ottenuti nei diversi progetti in corso in Congo e in Angola per contribuire ad affrontare le emergenze legate alla salute delle fasce più vulnerabili della popolazione.
La prevenzione degli oil spill in Egitto e Nigeria
In Egitto la consociata IEOC opera attraverso le compagnie Petrobel e Agiba e sta portando avanti da alcuni anni numerose iniziative per la prevenzione e la risposta agli oil spill. Le condizioni ambientali delle operazioni (forti escursioni termiche e vicinanza al mare) possono condizionare seriamente l’esercizio delle pipeline e richiedono interventi specifici per garantire una perfetta tenuta. In Agiba, è stato avviato nel 2007 il progetto "Western Desert Zero leak project" per la prevenzione degli oil spill. Tale progetto mira alla riduzione del numero e della gravità degli spill tramite la sostituzione delle flowline esistenti e iniezione di sostanze anti-corrosive nei manifold. In totale verrà effettuata la sostituzione di 241 km di flowline.
Dal 2007 sono stati sostituiti 225 km di pipeline; nel 2009 è stata effettuata la sostituzione del flowline manifold con delle linee nuove per 31 km e con linee del tipo "Internal Coated " per 15 km, e per il 2010 è prevista la sostituzione delle flowline esistenti con nuove linee "Internal Coated" per ulteriori 30 km. Il progetto ha portato a una riduzione del 64% dei volumi di olio spillato da Agiba. In Petrobel saranno ispezionati 110 km di condotta sottomarina con il supporto delle unità di sede. È stato inoltre realizzato un Oil Spill Assessment per le due consociate che ha compreso l’elaborazione di mappe di sensibilità ambientale, la raccolta di informazioni sugli eventi di spill e la preparazione di piani di emergenza.
In Nigeria è stato messo a punto con successo un progetto pilota per il monitoraggio dell’accesso alle linee e la pronta individuazione di potenziali azioni di sabotaggio. Il sistema di Remote Sensing implementato è operativo presso l’impianto di Ob Ob e monitora 12 km di pipeline sino all’impianto di Ogoda rilevando la presenza di persone a piedi e su mezzi di locomozione, azioni di scavo e vandalismi. Nel 2009 è stata messa a punto una specifica procedura per la gestione degli oil spill e il coinvolgimento dei rappresentanti delle comunità locali e delle autorità nelle fasi di analisi delle cause, e limitazione delle aree interessate, rimozione del petrolio fuoriuscito, bonifica dei suoli e certificazione del recupero dei suoli allo stato originario.
In particolare la certificazione delle bonifiche è rilasciata dalla National Oil Spill Detection and Response Agency (NOSDRA). In ragione delle favorevoli condizioni climatiche e ambientali è stato messo a punto il procedimento Remediation Enhanced Natural Attenuation che potenzia le attività di bonifica dei microrganismi presenti nel suolo: attraverso la somministrazione di comuni fertilizzanti e la movimentazione del suolo si riduce in poche settimane la concentrazione di idrocarburi fino a circa 40 volte.
La prevenzione degli incidenti stradali in Africa
Nel 2009, nell'ambito del settore Exploration & Production, la percentuale degli incidenti stradali occorsi con veicoli aziendali, considerando anche quelli in itinere, è stata pari al 15% del totale. Per ridurre l’incidenza di questi infortuni, negli ultimi anni si è intensificata la politica di prevenzione in materia dell’utilizzo dei veicoli in tutte le consociate estere.
Sono stati implementati programmi di guida sicura e, in particolare, è stato lanciato il progetto sull’adozione dei dispositivi di controllo della velocità peri veicoli a maggior rischio. In Africa, con particolare attenzione Egitto, Algeria, Nigeria e Congo, si è intrapreso il monitoraggio dell’implementazione della linea guida tecnica Safety technical guidelines on vehicle driving in non EU countries emessa nel 2006 e il monitoraggio del progetto per i veicoli aziendali ancora non dotati del sistema di controllo di velocità. Ad oggi il parco dei veicoli aziendali in Africa è pari a 1.406 unità; il sistema di controllo risulta già implementato sul 18% dei veicoli aziendali, quelli a maggior rischio. L’adozione del sistema sarà effettuata su 700 veicoli entro maggio 2010 e sui rimanenti entro il 2011.
L'applicazione delle tecnologie sul solare
Nell'ambito della tecnologia del solare termodinamico a concentrazione (Concentrating Solar Power, CSP), ossia tecnologie solari che utilizzano la radiazione "diretta" del sole concentrandola tramite specchi per la produzione di energia elettrica, Eni è impegnata in un progetto che ha, tra gli obiettivi, anche la valutazione di possibili iniziative industriali.
In questo contesto è stato definito per un sito tunisino un case study relativo alla realizzazione di una centrale elettrica ibrida fossile-solare da 140 MWe. Si tratterebbe di un ciclo combinato a gas naturale associato a un campo di collettori a concentrazione capaci di trasformare l'energia solare in energia termica a elevata temperatura da convertire in energia elettrica all'interno del ciclo stesso.
Parte dell'energia prodotta potrebbe essere immessa nella rete elettrica nazionale. Le valutazioni finora effettuate hanno consentito di apprezzare i vantaggi di questo particolare assetto impiantistico, che assicura un buono sfruttamento della fonte solare (grazie alla elevata taglia del ciclo di potenza), una riduzione del consumo di fuel gas e di emissione di CO2 (grazie all'impiego di una fonte rinnovabile) e una produzione di energia elettrica 24 ore su 24 (grazie all'impiego di una fonte fossile).
Congiuntamente Eni ha condotto anche valutazioni sulla produzione di energia elettrica (1 MWe) da fonte solare sia con CSP sia con fotovoltaico (PV) per alimentare pompe multifase in una località remota dell'Algeria. Per entrambi i casi sono stati valutati assetti indipendenti, con eventuale accumulo energetico e soluzioni ibride, alimentate sia da fonte solare sia da combustibili fossili. Al di là del confronto con le tecnologie convenzionali basate su fonti fossili, tuttora più economiche, anche questa seconda analisi ha confermato la convenienza di sviluppare assetti ibridi. Si segnala inoltre una serie di studi atti a valutare i potenziali vantaggi dell'utilizzo di energia solare nel business upstream, per ridurre i consumi di fonti fossili e quindi le emissioni di CO2, mediante l'applicazione di sistemi ibridi PV/generatori diesel: in Egitto per produrre 1 MWp (di picco) da immettere nella rete elettrica nazionale, in Libia per produrre 2 MWe in totale al fine di alimentare pompe elettriche sommerse. Ancora in Egitto, è inoltre in corso di realizzazione un impianto ibrido PV/diesel da 58 kW stand-alone per l’alimentazione di pompe in zone desertiche.
Questa pagina è stata aggiornata il 06/02/12