Le imprese petrolifere operano sempre più spesso in contesti sensibili dal punto di vista ambientale, in cui la biodiversità e gli ecosistemi forniscono beni e servizi essenziali sia dal punto di vista ecologico che per il sostentamento delle popolazioni locali, quali ad esempio:
Il deterioramento su scala globale di questi servizi (denominati servizi ecosistemici) sta producendo effetti negativi, di breve e lunga durata, sia sulla disponibilità di beni e risorse naturali, sia sulla salvaguardia degli ecosistemi. L'impresa privata ha gli strumenti per operare in modo compatibile con la conservazione e l'uso sostenibile delle risorse naturali minimizzando i potenziali impatti negativi e massimizzando la conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici.
Attività di Eni
SERVIZI ECOSISTEMICI
LA TUTELA DELLA RISORSA IDRICAEni considera la conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici una componente essenziale nella conduzione delle proprie attività, e pone particolare attenzione alla:
Eni identifica e valuta tutti i potenziali impatti delle proprie attività operative su specie, habitat ed ecosistemi. A livello locale, Eni supporta iniziative che combinano la conservazione della biodiversità e degli ecosistemi con opportunità di sviluppo delle comunità locali, favorendo la conoscenza di questi temi sul territorio attraverso l'attivazione di iniziative dedicate. Eni ritiene infatti di fondamentale importanza il coinvolgimento di tutte le parti interessate e la promozione di partnership con ONG e istituzioni scientifiche, al fine di promuovere la conoscenza e la consapevolezza sul tema.
Applicando i principi della Convention on Biological Diversity, le linee guida dell'Energy and Biodiversity Iniziative e gli strumenti operativi sviluppati dall'IPIECA-OGP Biodiversity Working Group, di cui è chair dal 2010, Eni è riconosciuta fra le aziende leader nell'identificazione di strategie e attività idonee per le sfide che il settore dell'Oil&Gas è chiamato ad affrontare su questi temi.
In particolare, Eni sta realizzando la mappatura dei siti operativi rispetto alle aree ad alto valore di biodiversità e alla presenza di servizi ecosistemici con l'obiettivo di differenziare le realtà operative sulla base della loro rilevanza rispetto a questi aspetti ambientali e di identificare dove è prioritario implementare dei Biodiversity Action Plan. Dal 2008, Eni aderisce all'iniziativa di UNEP-WCMC "Proteus 2012" finalizzata al miglioramento dell'accessibilità e della qualità del database globale sulle aree protette e importanti per la biodiversità. I benefici derivanti dall'adesione a questa iniziativa sono relativi alla disponibilità di informazioni aggiornate, complete e di qualità indispensabili per implementare la mappatura dei siti operativi della Divisione E&P integrando sistematicamente queste tematiche nei nuovi progetti di sviluppo.
Il progetto pilota Eni di applicazione delle linee guida dell'EBI, Agri Biodiversity Project, è stato realizzato in Val d'Agri (Basilicata, Italia) dal 2003 al 2007. I risultati hanno mostrato, sulla base di evidenze scientifiche, come gli impatti sulla biodiversità (in particolare sulla vegetazione) relativi alle attività petrolifere siano limitati, localizzati e ripristinabili in tempi relativamente brevi applicando le procedure che lo stesso progetto ha identificato. I risultati hanno anche evidenziato l'impatto dei cambiamenti socio-economici locali sull'ambiente naturale ed infine hanno permesso la definizione di uno specifico Biodiversity Action Plan (BAP), attualmente in corso, finalizzato a mitigare gli impatti identificati, a ripristinarne le conseguenze e a monitorare l'efficacia degli interventi.
Un analogo progetto è stato sviluppato, e si è appena concluso, in Ecuador (Villano Biodiversity Project). Il progetto ha dimostrato la trasferibilità dell'approccio sviluppato in Val d'Agri e come l'adozione di tecnologie e pratiche per la tutela ambientale, fin dall'inizio di un progetto di sviluppo, sia fondamentale per limitare e addirittura rendere nullo l'effetto della presenza delle attività petrolifere sull'ambiente naturale circostante (foresta primaria). Anche in questo caso le raccomandazioni del progetto verranno implementate dalla Consociata Agip Oil Ecuador attraverso un BAP specifico realizzato in collaborazione con l'Università locale che ha partecipato al progetto Villano Biodiversity e con il coinvolgimento delle comunità locali.
I progetti di biodiversità implementati nelle zone costiere artiche sono stati realizzati in Norvegia (Biosea e Artic Sea Biodiversity Projects) e in Alaska (Nikaitchuq block). In particolare, il progetto Biosea ha permesso di testare con efficacia l'utilizzo di biomarker nella valutazione dei potenziali effetti delle attività petrolifere su pesci ed invertebrati; il progetto Arctic Sea Biodiversity ha dimostrato la trasferibilità dell'approccio sviluppato nei contesti onshore della Val d'Agri e dell'Ecuador in un contesto offshore (Mare di Barents) e il Biodiversity Risk Assessment & Action Plan realizzato nel North Slope ha evidenziato gli elementi di sensitività ecologica (fra cui orso polare, balene, uccelli migratori e pesci) in relazione al contesto operativo del Nikaitchuq block e ha definito un BAP specifico per la loro appropriata gestione.
Inoltre, nel 2010 sono iniziate le attività valutative nell'area onshore di M'boundi in Congo e le tematiche di biodiversità e servizi ecosistemici sono state integrate nel nuovo standard ESHIA per la valutazione di impatto ambientale, sociale e sulla salute da implementare in tutti i nuovi progetti di sviluppo.
Dal 2009 Eni ha iniziato ad individuare strumenti e metodologie per identificare la relazione tra servizi ecosistemici e le proprie attività, sia in termini di dipendenza che di potenziali impatti, attraverso la partecipazione all'Environmental Services, Tools & Markets Working Group promosso da Business for Social Responsibility (BSR) e al gruppo di lavoro "Ecosystem" del WBCSD. In particolare, nell'ambito del gruppo di lavoro del WBCSD , Eni ha partecipato come road tester all'Ecosystem Valuation Initiative contribuendo allo sviluppo e all'applicazione della prima metodologia di valutazione economica dei servizi ecosistemici dedicata al settore privato (Corporate Ecosystem Valuation, CEV), pubblicata ad aprile 2010.
Questa pagina è stata aggiornata il 06/10/11
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