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La Biodiversità e gli Ecosistemi



Le imprese petrolifere operano sempre più spesso in contesti sensibili dal punto di vista ambientale, in cui la biodiversità e gli ecosistemi forniscono beni e servizi essenziali sia dal punto di vista ecologico che per il sostentamento delle popolazioni locali, quali ad esempio:

  • la protezione idrogeologica,
  • la regolazione climatica,
  • la sequestrazione del carbonio,
  • l'acqua dolce,
  • la produzione agricola,
  • l'allevamento,
  • l'ecoturismo

Il deterioramento su scala globale di questi servizi (denominati servizi ecosistemici) sta producendo effetti negativi, di breve e lunga durata, sia sulla disponibilità di beni e risorse naturali, sia sulla salvaguardia degli ecosistemi. L'impresa privata ha gli strumenti per operare in modo compatibile con la conservazione e l'uso sostenibile delle risorse naturali minimizzando i potenziali impatti negativi e massimizzando la conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici.

  • Attività di EniAttività di Eni
  • SERVIZI ECOSISTEMICISERVIZI ECOSISTEMICI
  • LA TUTELA DELLA RISORSA IDRICALA TUTELA DELLA RISORSA IDRICA

Eni considera la conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici una componente essenziale nella conduzione delle proprie attività, e pone particolare attenzione alla:

  • protezione di specie a rischio di estinzione
  • conservazione di aree protette e rilevanti per biodiversità
  • valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale e sociale dei paesi in cui opera,
  • gestione efficiente delle acque, soprattutto nelle aree sottoposte a stress idrico
  • salvaguardia degli ecosistemi e dei servizi ecologicamente e socialmente rilevanti che essi forniscono.

Eni identifica e valuta tutti i potenziali impatti delle proprie attività operative su specie, habitat ed ecosistemi. A livello locale, Eni supporta iniziative che combinano la conservazione della biodiversità e degli ecosistemi con opportunità di sviluppo delle comunità locali, favorendo la conoscenza di questi temi sul territorio attraverso l'attivazione di iniziative dedicate. Eni ritiene infatti di fondamentale importanza il coinvolgimento di tutte le parti interessate e la promozione di partnership con ONG e istituzioni scientifiche, al fine di promuovere la conoscenza e la consapevolezza sul tema.
Applicando i principi della Convention on Biological Diversity, le linee guida dell'Energy and Biodiversity Iniziative e gli strumenti operativi sviluppati dall'IPIECA-OGP Biodiversity Working Group, di cui è chair dal 2010, Eni è riconosciuta fra le aziende leader nell'identificazione di strategie e attività idonee per le sfide che il settore dell'Oil&Gas è chiamato ad affrontare su questi temi.
In particolare, Eni sta realizzando la mappatura dei siti operativi rispetto alle aree ad alto valore di biodiversità e alla presenza di servizi ecosistemici con l'obiettivo di differenziare le realtà operative sulla base della loro rilevanza rispetto a questi aspetti ambientali e di identificare dove è prioritario implementare dei Biodiversity Action Plan. Dal 2008, Eni aderisce all'iniziativa di UNEP-WCMC "Proteus 2012" finalizzata al miglioramento dell'accessibilità e della qualità del database globale sulle aree protette e importanti per la biodiversità. I benefici derivanti dall'adesione a questa iniziativa sono relativi alla disponibilità di informazioni aggiornate, complete e di qualità indispensabili per implementare la mappatura dei siti operativi della Divisione E&P integrando sistematicamente queste tematiche nei nuovi progetti di sviluppo.
Il progetto pilota Eni di applicazione delle linee guida dell'EBI, Agri Biodiversity Project, è stato realizzato in Val d'Agri (Basilicata, Italia) dal 2003 al 2007. I risultati hanno mostrato, sulla base di evidenze scientifiche, come gli impatti sulla biodiversità (in particolare sulla vegetazione) relativi alle attività petrolifere siano limitati, localizzati e ripristinabili in tempi relativamente brevi applicando le procedure che lo stesso progetto ha identificato. I risultati hanno anche evidenziato l'impatto dei cambiamenti socio-economici locali sull'ambiente naturale ed infine hanno permesso la definizione di uno specifico Biodiversity Action Plan (BAP), attualmente in corso, finalizzato a mitigare gli impatti identificati, a ripristinarne le conseguenze e a monitorare l'efficacia degli interventi.
Un analogo progetto è stato sviluppato, e si è appena concluso, in Ecuador (Villano Biodiversity Project). Il progetto ha dimostrato la trasferibilità dell'approccio sviluppato in Val d'Agri e come l'adozione di tecnologie e pratiche per la tutela ambientale, fin dall'inizio di un progetto di sviluppo, sia fondamentale per limitare e addirittura rendere nullo l'effetto della presenza delle attività petrolifere sull'ambiente naturale circostante (foresta primaria). Anche in questo caso le raccomandazioni del progetto verranno implementate dalla Consociata Agip Oil Ecuador attraverso un BAP specifico realizzato in collaborazione con l'Università locale che ha partecipato al progetto Villano Biodiversity e con il coinvolgimento delle comunità locali.
I progetti di biodiversità implementati nelle zone costiere artiche sono stati realizzati in Norvegia (Biosea e Artic Sea Biodiversity Projects) e in Alaska (Nikaitchuq block). In particolare, il progetto Biosea ha permesso di testare con efficacia l'utilizzo di biomarker nella valutazione dei potenziali effetti delle attività petrolifere su pesci ed invertebrati; il progetto Arctic Sea Biodiversity ha dimostrato la trasferibilità dell'approccio sviluppato nei contesti onshore della Val d'Agri e dell'Ecuador in un contesto offshore (Mare di Barents) e il Biodiversity Risk Assessment & Action Plan realizzato nel North Slope ha evidenziato gli elementi di sensitività ecologica (fra cui orso polare, balene, uccelli migratori e pesci) in relazione al contesto operativo del Nikaitchuq block e ha definito un BAP specifico per la loro appropriata gestione.
Inoltre, nel 2010 sono iniziate le attività valutative nell'area onshore di M'boundi in Congo e le tematiche di biodiversità e servizi ecosistemici sono state integrate nel nuovo standard ESHIA per la valutazione di impatto ambientale, sociale e sulla salute da implementare in tutti i nuovi progetti di sviluppo.
Dal 2009 Eni ha iniziato ad individuare strumenti e metodologie per identificare la relazione tra servizi ecosistemici e le proprie attività, sia in termini di dipendenza che di potenziali impatti, attraverso la partecipazione all'Environmental Services, Tools & Markets Working Group promosso da Business for Social Responsibility (BSR) e al gruppo di lavoro "Ecosystem" del WBCSD. In particolare, nell'ambito del gruppo di lavoro del WBCSD , Eni ha partecipato come road tester all'Ecosystem Valuation Initiative contribuendo allo sviluppo e all'applicazione della prima metodologia di valutazione economica dei servizi ecosistemici dedicata al settore privato (Corporate Ecosystem Valuation, CEV), pubblicata ad aprile 2010.

Al fine di definire una metodologia per l'applicazione di un approccio ecosistemico nelle attività operative, Eni è entrata a far parte del progetto Ecosystem Valuation Initiative promosso dal WBCSD per la realizzazione della prima metodologia al mondo (la Corporate Ecosystem Valuation), per la individuazione e valutazione della correlazione tra le attività della società e i servizi ecosistemici. La versione finale guida è stata pubblicata l'8 aprile 2010.
L'Ecosystem Valuation Initiative ha previsto la realizzazione di un progetto pilota che Eni ha  condotto in Italia sulle attività onshore del Distretto Meridionale in collaborazione con la Fondazione Eni Enrico Mattei, WBCSD e IUCN. L'attività di ricerca, si è basata sullo studio delle modificazioni di uso del suolo relative alle attività petrolifere mediante l'uso di software di Georeferenziazione. I servizi ecosistemici più rilevanti, oggetti dello studio, sono stati identificati attraverso la consultazione degli stakeholder locali e dei tecnici Eni secondo i principi espressi dalla metodologia "Ecosystem Services Review" (WBCSD 2008).
Il progetto pilota ha permesso una prima valutazione dell'incremento di valore dei servizi ecosistemici identificati (disponibilità di acqua, valore ricreativo, regolazione climatica e produzione vegetale) determinato dalle attività di mitigazione così come definite dal progetto di studio sulla conservazione della biodiversità condotto precedentemente.
L'esperienza maturata nel progetto pilota sarà utilizzata per la definizione di una prima metodologia di valutazione dei servizi ecosistemici tagliata sulle attività Eni attraverso la conduzione di un progetto completo effettuato in collaborazione con la Fondazione Eni Enrico Mattei .
Nel 2010 Eni ha condotto una prima mappatura worldwide dedicata ad uno dei servizi ecosistemici più importanti: la fornitura di acqua potabile. Eni ha adottato lo strumento del Global Water Tool sviluppato dal World Business Council for Sustainable Development   (WBCSD) per monitorare i propri rischi di impatto sulle risorse idriche. Sono state così individuate le attività situate in aree classificate a stress idrico, o in zone a rischio per le condizioni sanitarie o presso comunità che non abbiano accesso all'acqua potabile o carenti di infrastrutture di distribuzione e trattamento dell'acqua. La criticità dei consumi di acqua è determinata confrontando i dati specifici di consumo idrico della compagnia con indicatori, distinti per area geografica o per bacino idrografico, provenienti da banche dati esterne (FAO, WHO) quali numero di abitanti, disponibilità di acqua ed entità dei prelievi per uso domestico, agricolo e industriale, accesso ad acqua di qualità.
Per gli impianti critici sono previsti progetti di ottimizzazione delle risorse idriche: esaminando le previsioni al 2025 ed al 2050 della disponibilità di acqua conseguente agli effetti del cambiamento climatico, è stato possibile elaborare strategie di lungo termine.
Eni dispone quindi di un quadro della situazione della risorsa idrica omogeneo delle proprie attività industriali e rispetto alla situazione dei paesi in cui opera: ad oggi sono stati esaminati 249 siti produttivi e successivamente saranno considerate le sedi direzionali ed i fornitori.
La valutazione ha indicato come circa il 10% di siti produttivi è localizzato in aree a stress idrico e solo il 5% in condizioni critiche per aspetti sanitari. I paesi critici per aspetti sanitari sono risultati Congo, Angola, Indonesia, Egitto, Pakistan, Nigeria. La carenza di infrastrutture di distribuzione è critica per Angola, Congo and Nigeria. I paesi a stress idrico sono Egitto, Libia, Algeria, Tunisia, Pakistan e EAU.
Nel 2011 è iniziato uno studio per l'identificazione dei rischi associati alle risorse idriche in Algeria, Libia e Congo ove già sono attivi progetti di water re-injection per limitare gli scarichi idrici di acque di formazione e evitare l'uso di acque dolci per il mantenimento delle pressioni di esercizio in giacimento. La valutazione in termini di impatto ambientale e sociale dei volumi prelevati e scaricati, porterà all' identificazione di target quantitativi sostenibili contemperando l'esigenza di accesso alle risorse idriche e a quelle energetiche da parte delle popolazioni locali; saranno quindi inclusi i principali fornitori  a cui sarà richiesta la  rendicontazione dei propri consumi idrici. Al termine della valutazione sarà effettuata una stima economica che includerà sia i costi diretti di eventuali interventi, che quelli eventualmente generati dalla indisponibilità delle risorse per uso locale. Il modello di valutazione e previsione dei rischi e dell'impatto economico delle possibili strategie di intervento tiene conto dei risultati dei gruppi di lavoro internazionali come IPIECA, il network di GEMI ed il CDP water disclosure di cui Eni fa parte.



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Questa pagina è stata aggiornata il 06/10/11