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CET 11:15
Venezia, 07 Settembre 2007
Eni ripropone la versione restaurata, in collaborazione con la Cineteca Nazionale, del primo e unico
documentario del regista
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Nell'opera del 1967, si racconta il viaggio del petrolio dall'Iran alla Germania.
In occasione della consegna al regista Bernardo Bertolucci del Leone d'Oro del 75°, il premio eccezionale istituito quest'anno per celebrare i 75 anni della Mostra Internazionale del cinema di Venezia, Eni in collaborazione con la Cineteca Nazionale, ha promosso il restauro de "La via del petrolio" primo ed unico documentario del regista. Presso la Sala Grande al Lido di Venezia, sarà possibile rivedere le tre puntate che il regista realizzò nell'ottobre-novembre del 1965 per raccontare il "viaggio" del petrolio dalla fase di ricerca ed estrazione, al trasporto in nave fino all'oleodotto che lo porterà poi in raffineria.
Il film, prende inizio nei campi petroliferi dei monti Zagros, in Iran, dove Bertolucci coglie i volti delle persone, in un paese "magico" sospeso tra il passato e gli albori dello sviluppo. La cinepresa sale poi a bordo della petroliera Agip Trieste, con una suggestiva ripresa del passaggio nel Canale di Suez. Infine, nella terza parte, Bertolucci lascia spazio alla sua passione per il cinema. In una sorta di ribellione dal rigore del documentario sceglie un amico, il poeta argentino Mario Trejo - cui affida il ruolo di unico attore del film - facendogli raccontare passo dopo passo il viaggio nella terra dell'oleodotto che da Genova porta il petrolio fino in Baviera, alla raffineria di Ingolstad, i cui lavori presero il via nel 1961 per impulso di Enrico Mattei.
La scelta di ricorrere al cinema per raccontare e far descrivere l'attività della Compagnia fu presa dallo stesso Enrico Mattei, che alla metà degli anni 50 aveva deciso di costituire un vero e proprio "ufficio cinema "interno. In quegli anni furono realizzate delle vere e proprie opere d'arte che annoverano fra gli autori nomi come Gillo Pontecorvo, Folco Quilici, i fratelli Taviani, e grandi collaboratori di prestigio che hanno contribuito alla stesura di testi e sceneggiature fra i quali Alberto Moravia, Leonardo Sciascia e Alberto Ronchey.
Consapevole del livello culturale delle opere che negli anni sono state commissionate ad alcuni tra i più significativi interpreti della cultura italiana contemporanea, Eni è impegnata nell'attività di restauro, schedatura e valorizzazione del proprio patrimonio culturale, garantendone la conservazione nel tempo.
Il materiale, molto articolato per contenuti e tipologia, disponibile presso l'Archivio Storico di Eni, offre una panoramica completa della Compagnia. Nei documentari, realizzati fin dai primi anni Cinquanta, si raccontano la scelta del metano, la costruzione della rete dei metanodotti, il lavoro dei tecnici e, poco dopo, la presenza all'estero, la ricerca petrolifera in aree geografiche complesse, la convivenza e la collaborazione con etnie diverse.
Al termine della proiezione del film, il regista riceverà presso Palazzo Querini Dubois, sede della Biennale, dall'Amministratore Delegato di Eni Paolo Scaroni, un cofanetto con la copia restaurata del film.
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