Nel medio-lungo termine eni intende sviluppare processi potenzialmente breakthrough nella produzione di biocarburanti.
Secondo la Normativa Europea 2020 e la direttiva sulla Fuel Quality, i biocarburanti dovranno contribuire a fornire un'energia rinnovabile alternativa ai combustibili fossili nel settore dei trasporti, purché prodotti secondo criteri di sostenibilità e non in competizione con il settore alimentare, con quote progressive fino al 2020.
L’impiego dei biocarburanti offre vantaggi ambientali legati all’assenza di emissioni inquinanti (zolfo e idrocarburi poliaromatici), minori emissioni di gas serra in un’ottica LCA (Life Cycle Analysis), anche se consente rese energetiche inferiori rispetto ai combustibili fossili.
L’attività di R&S di Eni è concentrata sulla produzione di biocarburanti con prestazioni elevate – es. biofuel pro diesel con numero di cetano superiore al gasolio tradizionale – e di bio-energia attraverso la conversione di biomasse non edibili.
Eni ha sviluppato la tecnologia EcofiningTM
, in collaborazione con il partner UOP, che consente la conversione di oli vegetali in Green Diesel, un prodotto di elevata qualità, privo di ossigeno e compatibile con i gasoli di origine petrolifera. E’ stata completata la progettazione di un'unità industriale da 250 mila tonnellate/anno per la produzione di Green Diesel da olio di soia e/o palma.
Nel 2008 è stato completato anche uno studio di fattibilità per l'utilizzo di una pianta infestante presente nel Delta del Niger per la produzione di bio-elettricità.
Per maggiori dettagli consultare la sezione Programma Along with Petroleum
Produzione di biocarburanti
Green Diesel
Conversione dei rifiuti solidi
Eni è impegnata nello sviluppo di tecnologie per la produzione di biocarburanti per mezzo della gassificazione delle biomasse e successivo stadio di liquefazione del gas ottenuto mediante la sintesi Fischer-Tropsch in modo da ottenere carburanti diesel, oppure mediante la coltivazione di microalghe, capaci di proliferare su acque reflue industriali o saline, metabolizzando i residui di azoto e fosforo in esse contenute, e di assimilare la CO2 presente negli off gas industriali con l'ottenimento di una biomassa ad alto tenore di sostanze grasse estraibili e convertibili in carburanti diesel.
Eni è anche impegnata nell'utilizzo di microorganismi (lieviti) per la conversione delle frazioni zuccherine ottenibili da diverse tipologie di biomasse in materiali oleosi da usare per la produzione di carburanti diesel. In particolare la biomassa prodotta dalle microalghe può essere vantaggiosamente sfruttata a fini energetici. Una volta separata dal mezzo di coltivazione mediante tecniche di separazione gravitazionale e filtrazione più o meno spinta, essa può essere utilizzata per ottenere oli vegetali convertibili in combustibili per autotrazione.
Queste tecnologie sono state sperimentate a diversi livelli, in laboratorio, su impianti bench o presso siti industriali. La produzione di biocarburanti diesel da microalghe è in corso di sperimentazione presso la raffineria di Gela, che appare particolarmente adatta grazie al clima, alle infrastrutture presenti, alla disponibilità di streams di CO2 e di acque reflue (urbane ed industriali). E’ stato realizzato e avviato un impianto da un ettaro costituito da più moduli, prima unità dimostrativa realizzata presso una raffineria di petrolio per la coltivazione delle microalghe. E’ in fase di completamento l’impianto di separazione e raccolta della biomassa e successiva estrazione di bioolio, pro tecnologia proprietaria EcofiningTM.
Un altro progetto punta a individuare microrganismi che metabolizzano sostanze organiche producendo lipidi, dai quali, con opportuni trattamenti, produrre biodiesel. È stato individuato un lievito in grado di crescere in modo efficiente su tutti gli zuccheri presenti nelle biomasse lignino-cellulosiche e di accumulare lipidi fino al 75% del suo peso, migliorando il risultato ottenuto nel 2008 (60%).
Inoltre Eni partecipa allo sviluppo di modelli di analisi per sistemi di produzione di bio-etanolo di seconda generazione nell’ambito del progetto europeo NILE (New Improved Lignocellulosic Ethanol).
L’obiettivo della tecnologia EcoFiningTM
per la produzione di Green Diesel è la produzione di biofuel mediante un processo integrato in raffineria, che consiste nell’idrotrattamento della componente rinnovabile (olio vegetale, oli esausti, grassi animali) per ottenere un prodotto con caratteristiche superiori (potere calorifico, cetano, etc.) al biodiesel convenzionale (FAME).
La tecnologia permette inoltre la trasformazione di cariche di origine diversa, compreso l’olio da alghe, in biocarburanti.
Per lo sviluppo della tecnologia sono stati impiegati impianti pilota a letto fisso, partendo da microreattori; sono state effettuate valutazioni sulle qualità del prodotto e il suo impiego in blending gasolio e alcune preliminari valutazioni di performances motoristiche in Sala Motori.
Ad oggi la tecnologia può ritenersi sviluppata: l’attività prevista è prevalentemente di ottimizzazione di processo e di valutazione dei benefici ambientali legati all’impiego di biodiesel nella formulazione di carburanti. Il prodotto ottenibile consente un vantaggio qualitativo rispetto al biodiesel convenzionale dovuto alle sue caratteristiche e ai vantaggi legati sia alla logistica sia alle proprietà blending.
L’American Institute of Chemical Eingineers (AICHE) all’annual meeting dell’associazione, tenutosi a Salt Lake City (USA), ha premiato la divisione R&M insieme alla società americana UOP con la "2010 Sustainable Energy Award" per le attività svolte nell’ambito dello sviluppo di processo per la produzione di Greendiesel via Ecofining
Eni è impegnata anche nella ricerca di soluzioni tecnologiche per la valorizzazione di rifiuti solidi. In particolare sta sviluppando nuovi processi per la valorizzazione della componente organica dei rifiuti solidi urbani (RSU) e dei fanghi prodotti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane.
La nuova tecnologia è basata su un processo integrato termico-fermentativo, che prevede un iniziale trattamento termico dei rifiuti con produzione di un bio-olio che può essere inserito nei processi di raffinazione già esistenti e trasformato in biocarburanti per autotrazione. Il processo è integrato con uno stadio di fermentazione per il recupero dei sottoprodotti presenti nel refluo acquoso del trattamento termico.
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Questa pagina è stata aggiornata il 16/05/11