Le informazioni relative agli anni 1860 - 1920 sono tratte dal libro: L'Italia e il petrolio, tra storia e cronologia di Manlio Magini ed. Mondadori
1860
1870
1880
1890
1900
1910
1920Alla Ricerca del Petrolio, il Tempo dei Pionieri
Ad Ozzano (Parma) la ditta Achille Donzelli esegue due pozzi profondi 32 e 45 metri(m), ottenendo 25 kg. di petrolio al giorno. A Ozzano si conoscevano allora 12 pozzi in muratura, di cui 6 produttivi. Il marchese Guido Dalla Rosa inizia le ricerche, avvalendosi della ditta Zipperlen, a Salsomaggiore (Parma). Vengono trivellati 7 pozzi intorno all'abitato con profondità di 357, 416, 575, 610, 683, 683 e 715 m..
Un pozzo di ricerche d'acqua viene spinto a 680 m. presso Rivaltella (Reggio Emilia): «Durante lo scavamento affluirono nel pozzo varie vene d'acqua filtranti con tracce di petrolio che lo riempirono sino all'altezza di 34 m.- si legge in un resoconto dell'epoca - mentre svolgevasi in pari tempo una continua corrente di gas idrogeno carburato. A 600 m. di profondità il petrolio andava crescendo, e con esso l'emanazione di gas; quest'accesso all'imboccatura del pozzo esplodeva con veemente ma sordo scoppio, che attingeva il vertice della tettoia destinata a reggere la trivella».
I sigg. Maurizio Laschi di Vicenza e Carlo Ribighini di Ancona perforano a Tocco Casauria (Pescara) un pozzo di 60 m. che darà 500 kg. di petrolio al giorno.
La Société Française des Pétroles esegue un pozzo di 402 m. presso Chiavenna (Piacenza) con esito negativo.
La produzione di Tocco Causaria raggiunge le 300 tonnellate (t).
La ditta genovese L'Esploratrice perfora col sistema Kind presso Montecchino (Piacenza) un pozzo di 240 m., che risulta sterile: continuerà i lavori fino al 1878 con pozzetti superficiali; uno solo trova petrolio a 50 m. Il pozzo produce circa mezzo barile di petrolio al giorno. Alla società viene accordata la prima concessione ufficiale per lo sfruttamento (miniera di Montecchino).
I sigg. Gombi e Colla chiedono in concessione la zona di Vallezza e Neviano de'Rossi (Parma), costatandovi l'esistenza di molti pozzi, di cui 7 produttivi, della profondità di 40-50 m. ciascuno e produttivi di 2-5 lt. al giorno. La concessione è accordata nel 1868. Il sig. Ribighini distilla il greggio ottenuto dal pozzo di Tocco Causaria (Pescara), ridottosi a 120 t. anno, per produrre petrolio illuminante; riesce ad ottenerne meno di un terzo di olio lampante e due terzi di oli pesantissimi.
Il petrolio estratto a Tocco Casauria si riduce a 50 t.: la ditta Fairmann scava due pozzetti (14 e 16 m.) sul Rio Pedrocchio (Modena) ; compare alla superficie «petrolio di colore ambrato, chiaro nell'uno e scuro nell'altro dei due pozzi «. Le ricerche non proseguono. La ditta Federer e Lanzi estrae 150 kg. di petrolio al mese da una galleria inclinata di 10 m. di lunghezza e 4 di profondità a Montegibbio ( pozzo pubblico dello Spallanzani ) in provincia di Modena, e quindi un pozzo di 60 m. La ditta Schwarzemberg scava due pozzi di 24 e 28 m., e poi uno di 20 m. presso il Rio Chianca (Modena). I sigg. Defendente e Zolesi eseguono pozzetti a mano, poi con mezzi meccanici, presso Rivanazzano (Pavia), rinvenendo a Rile gas e petrolio.
La società Cassola di Napoli esegue le prime ricerche, con esito positivo, a S.Giovanni Incarico (Frosinone). Geologo della ditta è Antonio Stoppani; vengono prodotte 600 t. di petrolio. La Reverenda Camera Apostolica concede la miniera di Ripi (Frosinone) per 50 anni ai sig. Gualdi, che la trasferirà alla società Franco-Romaine.La società Asfaltene tenta di estrarre l'olio dai calcari asfaltici di Manoppello (Pescara). A Neviano de'Rossi (Parma) i proprietari di un terreno cominciano l'estrazione d'olio da preda mediante secchi, ottenendone circa 750 kg. al giorno da una trentina di pozzi profondi 40-50 m.; la coltivazione durerà quattro anni. A Parma si costituisce una società per la ricerca e l'estrazione del petrolio di Miano, che fa eseguire due pozzi artesiani col sistema americano di 124 e 206 m., trovando gas e petrolio. Non essendo intubati, franano e vengono abbandonati. La S.A. Abruzzese pei Minerali della Majella acquista tutti i pozzi e gli impianti di distillazione del sig. Ribighini; per utilizzare i giacimenti di bitume impianta a Lettomanoppello 30 storte e 2 alambicchi per estrarne olio greggio e provvede di altri apparecchi per la raffinazione uno stabilimento a Grottammare. Quest'ultimo non potrà funzionare perché gli abitanti si oppongono, non sopportando le esalazioni. La società si scioglie nel 1869, perché non può competere col prodotto americano importato. Nel suo breve esercizio produrrà solo poche centinaia di kg. di petrolio. Il governo accorda concessioni nei comuni di Sassuolo, Fiorano Modenese, Prignano sulla Secchia e Montefestino (Modena).
Gli Stranieri Scoprono l'Italia
La Franco-Romanie esegue un pozzo a Ripi (Frosinone), rinvenendo petrolio.
Si costituisce l'Accomandita Sacchetti & C. per lo sfruttamento del campo di S. Giovanni Incarico (Frosinone): le perforazioni danno buoni risultati. Il governo accorda concessioni nei Comuni di Rivanazzano e Retorbido (Pavia), le cui produzioni sono per alcuni anni assai esigue.
Il conte Lodovico Marazzani riprende la ricerca nella concessione Montechino (Piacenza).
A S.Giovanni Incarico si scopre un deposito abbondante di petrolio. I sigg. Gombi e Colla rinunciano alla concessione nella zona di Neviano de'Rossi e Vallezza (Parma).
Una società inglese rileva gli impianti della S.A. Abruzzese pei Minerali della Majella, ma fallisce. Un'altra, l'Anglo Italian Mineral Oils and Bitumen Co. Ltd, intraprende lavori presso Scafa in Abruzzo per estrarre e raffinare greggio da roccia asfaltica. Nel 1880 riuscirà, con vari forni, a produrre 100 q. di petrolio raffinato. Un'altra raffineria, dotata di due alambicchi da 5 t., sorge ad Orta per provvedere all'illuminazione pubblica di vari paesi d'Abruzzo. La ditta Achille Donzelli ottiene la dichiarazione di scoperta della miniera di Miano di Medesano (Parma), ove preesistono all'epoca 7 pozzi in muratura profondi dai 20 ai 60 m. e produttivi di petrolio: tre di loro producono in complesso 30 litri al giorno.
La Franco-Romanie esegue a Ripi (Frosinone) un secondo pozzo produttivo d'olio. A Pietramala (Firenze) un società bolognese diretta dall'ing. Perreau esegue un pozzo di 55 m. incontrando gas e «forte odore di petrolio».
La società Perreau, rilevata la concessione di Neviano de' Rossi (Parma), vi scava a mano un pozzo trovando due piccole vene di petrolio a 42 e 52 m.; un secondo pozzo risulta sterile. La concessione sarà trasferita per 15 anni al conte Giorgio De la Motte nel 1881 e da questi nel 1885 alla A. Deutsch & C. di Parigi, che vi lavorerà senza successo. A Salsomaggiore (Parma) il pozzo Trionfo di 308 m., eseguito dal marchese Dalla Rosa, dà violente eruzioni di gas e petrolio; la sua produzione di greggio arriva fino a 3750 kg. al giorno.
Alcune trivellazioni vengono iniziate dal sig. Wickersham nella zona di Montechiaro-Rallio (Piacenza), ma non hanno seguito.
Sorge a S. Giovanni Incarico (Frosinone) una raffineria per la distillazione del petrolio estratto localmente (602 t.) dalla Società delle Miniere Petrolifere di Terra di Lavoro, subentrata alla Sacchetti & C. Promotrice è la tedesca Schumann, Kuckler & C. La cattiva qualità del greggio consente all'impianto di produrre solo lubrificanti ed oli densi. La A. Donzelli, ripresi i lavori a Miano (Parma), ottiene la dichiarazione di scoperta del giacimento. Il conte Marazzani rileva da L'Esploratrice la miniera di Montechino.
Troppi Buchi nell'Acqua, un Decennio di Fallimenti
Riprendono le perforazioni a Tocco Casauria (Pescara) per opera di una nuova società fondata a Parigi dai sigg. Laschi e Ribighini, la Compagnie Française pour l'exploration de source pétrolifères de l'Italie et de leurs produits. Viene riattivata la piccola raffineria di Orta dal sig. Croizat, imprenditore dell'illuminazione pubblica con lumi a petrolio. Si chiude la raffineria di S.Giovanni Incarico, perché la crisi economica provoca, con l'interruzione di diverse trivellazioni, la mancanza della materia prima. Vengono praticati, per conto della A. Donzelli, i primi assaggi nella zona di Ozzano (Parma) con due pozzi murati, di 32 e 45 m. che ottengono piccole quantità di petrolio.
Sono attive le concessioni dei comuni di Fornovo Taro, Lesignano dei Bagni e Langhirano (Parma). Il sig. Crespi inizia la perforazione di diversi pozzi presso Salice (Pavia) con risultati soddisfacenti; due anni più tardi abbandonerà per incapacità tecnica. In Abruzzo, la compagnia francese degli scopritori del greggio a Tocco Casauria ( Pescara) perfora nella zona altri tre pozzi positivi, di cui uno a 470 m., cifra eccezionale per quei tempi, e a Rile dell'Olio (Pavia), ove i pozzi producono gas con tracce di olio; quindi abbandona per dissesto finanziario. La ditta Albicini esegue dei pozzetti a mano a Marzolara (Parma). Nel 1881-82 si perforano a Ravanazzano (Parma) vari pozzi col sistema canadese.
Nella valle del Pescara vengono prodotte 125 t. di petrolio.
Un pozzo scavato a Salsominore (Parma) rivela a 115m., una vena che produrrà 5 t. di petrolio al giorno. La A.Deutsch & C. subentra alla Sergardi nello sfruttamento del campo di Ozzano (Parma), ove perfora tre pozzi produttivi di petrolio (produzione un barile al giorno), di cui due a macchina col sistema Fauvelle e uno a mano, raggiungendo con i primi i 204 e i 206 m., e con il terzo gli 80 m.
La A. Zipperlen & C. esegue, per conto della Chiostergi & C., un pozzo sterile nella concessione Salsomaggiore. Il campo di Miano (Parma) viene ceduto alla A. Deutsch, che vi fa perforare a macchina un pozzo di 180 m.; incidentato, viene interrotto. Le Terme di Salsomaggiore costruiscono la raffineria di Borgo S . Donnino, capace di lavorare annualmente 1000 t. di petrolio e 140 t. di benzina. La produzione emiliana oscillerà, fino al 1890, da un minimo di 112 a un massimo di 350 t.; quindi aumenterà per gli sforzi rinnovati degli industriali dopo l'aumento del dazio sul petrolio.
La A.Zipperien & C. perfora a Castignacce (Parma) con esito negativo.
Quest'impresa inizia le ricerche nella valle del Chero presso Valleja (Piacenza), dove i fuochi di Valleja erano noti da tempi antichissimi; il canonico Serafino Volta nel 1781 aveva scritto che quelle sorgenti gassose erano alimentate da petrolio naturale sotto forma di vapore: «Dalla fermentazione di animali e vegetali sepolti si formava il petrolio, che distillando per effetto del calor sotterraneo si trasformava in nafta, che a sua volta finiva per elaborarsi in vapori.» Un pozzo perforato a Salsomaggiore raggiunge i 683 m., e dà acque minerali, gas e poco petrolio. La ditta A Zipperlen & C. si trasforma in Société Française des Pétroles Zipperlen & C. Poi la A. Deutsch & C. perfora a Ozzano un pozzo a mano di 63 m. trovando un po' di petrolio.
Il sindacato tedesco Petrolwerk Montechino, Huber & C. fa eseguire dalla Zipperlen 14 pozzi, quasi tutti a macchina, di profondità varianti da 87 a 299 m. a Montechino (Piacenza), dopo aver rilevato l'anno prima la concessione dal conte Marazzani; abbandona i lavori nel 1897 in seguito a minimi ritrovamenti di gas e petrolio (produzione 100 lt. al giorno) e a venute d'acqua.
Finisce il Secolo, Inizia la Produzione di Gas
La ditta Bonariva di Bologna conduce una ricerca a S. Michele di Cavanna (Parma). Si tenta di produrre olio illuminante dai giacimenti di calcari asfaltici del Ragusano, la Société Française des Pétroles perfora 5 pozzi presso Velleja (Piacenza); in uno, profondo 125 m., scopre un giacimento capace di produrre 400 lt. di greggio al giorno. Nel 1910 i pozzi diventeranno 217 e la loro profondità varierà da 448 a 909 m.; tra il 1892 e il 1910 produrranno circa 34 mila t. di petrolio. Un pozzo di 253 m. viene perforato senza esito a Montechiaro-Rallio (Piacenza).
Il conte Marazzani ottiene la dichiarazione di scoperta della miniera di Montechino, e due anni più tardi la concessione. La Huber di Monaco di Baviera scava fino al 1895 sul Rio Canei (Bologna) 4 pozzi profondi dai 20 ai 210 m., dei quali tre a mano ed uno a macchina: in uno solo vengono trovati piccoli quantitativi di gas e olio. A Monte Falò (Bologna) viene scoperta della cera fossile (Hachettina); in seguito alla scoperta, il sig. Samuele Mattei scaverà nel 1892 e 1894 alcuni piccoli tratti di galleria nelle quali, oltre a piccole quantità di cera in scaglie, raccoglierà anche un po' di petrolio. Altri due pozzi, di 15 e 18 m., sono perforati nell'alveo del Rio della Palazzina (Bologna): gas con odore di petrolio. La ditta Sergardi riprende dalla A. Deutsch il campo di Ozzano (Parma) e vi fa perforare dalla Bonariva un pozzo di 128 m., ottenendone 445 t. di greggio e del gas. Sempre ad Ozzano un pozzo di 200 m., perforato dalla Sergardi, taglia a 184 m. un orizzonte petrolifero con produzione giornaliera da 410 a 2800 kg. di greggio. Poi si verifica un franamento che riduce molto la produzione. Per conto della Sergardi, la Bonariva esegue a Neviano de' Rossi (Parma) una trivellazione, con risultati insoddisfacenti. A Fiorenzuola d'Arda (Piacenza) sorge una raffineria della ditta Clère & C., approvvigionata con petrolio di Montechino da un oleodotto di 30 Km.; l'anno seguente la proprietà dell'impianto passerà alla Société Française des Pétroles e lavorerà fino a 25 mila lt. di greggio al giorno. La Zipperlen & C. presso Velleja e la Marazzani a Montechino aumentano l'attività esplorativa producendo in complesso 1010 t. di petrolio. L'ing. Attilio Magnaghi ottiene la dichiarazione di scoperta e la concessione per gas combustibili della sorgente di Corniglio (Parma) per l'illuminazione di tale paese; la portata del gas «misurata con l'anemometro», è di 300 metri cubi (mc) al giorno.
Inizia lo scavo a mano di un pozzo sulla destra del Rio dell'Olio (Bologna), si ha un'abbondante fuoruscita di gas e si raccoglie qualche litro di petrolio; il pozzo viene sospeso nel 1896 dopo essere stato approfondito fino a 64 m. La ditta Zipperlen nel 1892-93 perfora un pozzo di 228 m. presso Sassuolo (Modena).
Viene ceduta alla Società dei petroli Montechino la miniera omonima. La ditta Bonariva esegue per conto della concessionaria Sergardi un pozzo di 185 m. a Neviano de'Rossi e a Vallezza, trovando gas e alcuni quintali di petrolio (80-90 kg. per settimana dal pozzo detto Stoppani, poi franato).
Cessa la coltivazione del campo di S.Giovanni Incarico (Frosinone). La Société Française des Pétroles perfora un pozzo di 402 m. presso Chiavenna (Piacenza), incontrando qualche manifestazione di gas.
I campi parmensi Neviano ed Ozzano vengono affittati dalla concessionaria Sergardi alla Société Française des Pétroles, che restituisce il primo, senza avervi eseguito lavori, e perfora due pozzi di 200 m. ciascuno nel secondo, trovando petrolio: uno dei due ne fornirà in tutto 2 t. La ditta Marchand trivella un pozzo di 670 m., che risulta sterile, nell'alveo del Rio Chianca (Modena). In un pozzo scavato a mano nel Rio Sassuno (Bologna) si trovano tracce di petrolio.
La Société Française des Pétroles perfora nel Parmense due pozzi a Torre di Traversetolo ed uno di 156 m. a Miano, che fornisce un po' di petrolio, ma viene poi abbandonato per venute di gas e d'acqua. Il barone di Marenhoiltze esegue a Pietramala (Firenze) un pozzo di 360 m., incontrando forti manifestazioni di gas con tracce di petrolio, ma interrompe la ricerca per incidenti tecnici. Il sig. Jacques Guilbert scava un pozzo di 505 m. presso Fornovo (Parma) «incontrando molti segni di gas». Nel permesso Respiccio (Parma) viene iniziato un pozzo che negli anni seguenti verrà scavato fino a 160 m., senza risultato.
La Società Petrolifera Italiana scava presso Roffeno Musiolo (Bologna) un pozzo di 35 m., dove rinviene gas «e uno straterello roccioso avente forte odore di petrolio».
La Tatti & C. esegue scavi a piccola profondità presso Ca' Guagnina (Pavia), «incontrando gas e forte odore di petrolio». Nella concessione Montechino (Piacenza) alla Huber subentra il francese Léon Marchand che costituisce la Pétroles de Montechino. Con nuovi criteri di perforazione realizza una settantina di pozzi nelle località Righi e Acquapuzza a profondità dai 594 ai 944 m., incontrando diversi orizzonti petroliferi e gassiferi. La produzione dal 1902 al 1910 ammonta a 36.684 t. La Société Française des Pétroles trivella un pozzo di 200 m. a Borgo Taro (Parma), senza risultati.
La Société Lyonnaise d'Exploitations Pétrolifères inizia a Tocco Casauria (Pescara) un sondaggio che interromperà tre anni più tardi a 448 m., per morte del titolare e scioglimento dell'azienda. La ditta Sergardi, succeduta nella concessione di Miano (Parma), fa eseguire quattro perforazioni a braccia di 76, 36, 75 e 56 m.; la prima, la terza e la quarta producono gas,la seconda alcuni quintali di petrolio.
Parma e Piacenza, il "Ducato del Petrolio"
Il cav. Luigi Scotti di Piacenza (1859-1933), ex maestro elementare ed uno dei più illustri pionieri della ricerca, crea l'Accomandita per azioni Curietti-Anselmi & C., che inizia perforazioni nel Piacentino.
La Société des Pétroles et Perforation Artésiennes trivella presso Nicosia (Catania) 3 pozzi di 76, 148, 423 m., trovando poco gas e tracce di petrolio. Abbandonerà i lavori due anni più tardi. Nel 1901-02 la Huber perfora a Montagna del Riglio (Piacenza) 6 pozzi profondi da 80 a 230 m., due dei quali rinvengono petrolio (600 lt. al giorno) ed uno anche di gas. La ditta si ritira per dissesto finanziario.
Si costituisce a Piacenza, per iniziativa del cav. Scotti, l'Accomandita Italiana Petroli Scotti & C. Vengono perforati 3 pozzi presso Velleja in zona Arceni (Piacenza), a 340, 460 e 640 m.; in due di essi si trovano gas e qualche centinaio di litri di petrolio. La Sergardi cede la concessione di Ozzano alla The Italian Petroleum Ltd, i cui lavori danno risultati positivi.
L'Accomandita Curletti-Anselmi esegue 3 pozzi a Rallio di Montechiaro, uno dei quali di 312 m., raggiunge uno strato mineralizzato a petrolio; ma una forte eruzione, che provoca esplosioni, incendi e numerose vittime, obbliga a rinunciare ai lavori, che verranno ripresi dopo il 1906 dalla Società Petroli d'Italia (Spdi).
Il proprietario del terreno di Neviano de' Rossi (Parma) tenta di ricavare petrolio dal sottosuolo con pozzetti a mano. La Société des Perforations Artésiennes abbandona i lavori a Nicosia (Catania). La Société Française des Pétroles perfora ad Arconi (Piacenza) tre pozzi sterili. La Sergardi cede la concessione di Ozzano (Parma) alla The Italian Petroleum Ltd, che vi perfora un pozzo di 198,5 m. rinvenendo gas. Continuerà i lavori scoprendo una vena di petrolio a 151 m.(produzione 500 lt. al giorno) nel 1908, e a 194 m. (produzione 18 mila lt. al giorno) nel 1909.
Un pozzo è spinto fino a 450 m. nel 1910. Un altro pozzo di 245 m., completato nel 1908, darà esito negativo.
La Société Pétroles de Montechino distribuisce agli azionisti un interesse del 50%. L'Accomandita Italiana Petroli Scotti & C. si trasforma in Società Petrolifera Italiana (Spi) con sede in Piacenza e capitale di L. 500 mila; perfora due pozzi, il secondo dei quali terminato nel 1908, l'uno di 412 m. e l'altro di 620 m.. Col primo trova pochi litri di petrolio ma usando nuovi criteri riesce a mettere in coltivazione redditizia il campo di Vallezza in località Neviano de' Rossi (Parma) perforandovi fino al 1910 una decina di pozzi dove si trovano piccole quantità di petrolio; massima profondità: 316m.; produzione al 1910, 214 t. La concessione di Miano (Parma) passa alla The Italian Petroleum Ltd. La ditta Dante Vecchia, in seguito trasformatasi in Società Petroli dell'Appennino, dopo alcuni piccoli avampozzi esegue 2 pozzi a mano a Ca' Domenicali e a Savigno (Bologna), incontrando a 102 m. tracce di gas e 300 lt. d'olio. Continuano le ricerche sul Rio Canei (Bologna) iniziate dalla Huber, ad opera della Società dei Petroli e Paraffine di Piacenza; subentra quindi la Società Petroli dell'Appennino che nel 1907 spinge un pozzo a 475 m., incontrando gas e pressione, «prima con odor di benzina e poi con odor di jodio». Abbandona i lavori per incidenti tecnici.
Le ricerche, sospese in quella località, vengono riprese più a sud presso il Rio di S.Croce con tre avampozzi; uno dà «odor di petrolio», gli altri devono essere sospesi «a causa di una forte venuta di gas capace di dare una fiamma di m. 0,60 di altezza». Viene quindi decisa una trivellazione meccanica, spinta fino a 204 m.: si trova gas, utilizzato per i motori dell'impianto, ma nessuna traccia di petrolio. Vengono allora ripresi i tentativi nella valle del Rio della Palazzina, di fronte agli antichi pozzi del sig. Samuele Mattei; un pozzo di 240 m. incontra gas a 43 m. e a 160-239 m. mentre a 195 m. trova tracce bitumose nei detriti.
La Société Pétroles de Montechino e la Société Française des Pétroles si fondono, dando vita in Fiorenzuola d'Arda alla Società Petroli d'Italia (Spdi), che rileva le concessioni Montechino e Velleja (dove in quegli anni erano aperti in totale 403 pozzi) e la raffineria di Fiorenzuola. La modesta raffineria di Fornovo Taro, sorta alla fine del secolo per iniziativa dell'Accomandita cav. Luigi Scotti & C., viene rilevata dalla Spi che in seguito la potenzierà. La Società Emiliana dei Petroli riprende presso Sassuno (Bologna) le ricerche abbandonate dall'ing. Muggia, che vi aveva perforato a macchina due pozzi (40 e 60 m.) produttivi di gas e olio; la trivellazione,che a 490 m. rinviene «continui segni di gas e petroli», sarà interrotta per dissesti finanziari. La stessa ditta Muggia aveva perforato a mano un pozzo di 16 m. presso Imola incontrando gas e «forte odor di benzina gorgogliante nell'acqua raccoltasi in fondo al pozzo». A Lesignano Bagni (Parma) la ditta Uccelli esegue un sondaggio; cede poi la zona alla Spdi.
La concessione Corniglio (Parma) passa alla Uccelli, che la estende dalla coltivazione del gas a quella del petrolio, e spinge a 150 m. un sondaggio a macchina; la perforazione prosegue ad opera della Spdi che a 1037 m. incontra manifestazioni di gas, e petrolio paraffinoso a varie profondità. Nella stessa zona la Spi scava alcuni avampozzi di pochi metri rinvenendo gas. La Dante Vecchia esegue a macchina un pozzo a Monte delle Tombe (Bologna) che viene sospeso a 557 m. per incidenti di sondaggio. La Muggia perfora nella Valle Quaderna (Bologna). A Montechino vengono estratte oltre 8mila t. di petrolio. Diverse imprese esplorano a Rallio, Vicanino, Marzolara, Neviano de' Rossi e nelle valli dell'Idica del Sillano e del Samoggia.
La Spi esegue un secondo pozzo sterile a Vicanino (Piacenza). La Spdi perfora nel Parmense a Lesignano Bagni, senza risultati soddisfacenti, e a Neviano e Miano.
La stessa società perfora un pozzo di 1000 m. a Miano, usando come forza motrice, invece del carbone, il gas naturale di una manifestazione vicina, ed incontra livelli mineralizzati ad olio e gas. Perfora anche a Rallio 2 pozzi, il secondo dei quali termina l'anno seguente, rispettivamente a 403 e 328 m., ricavandone 60 mila lt. di petrolio.
Campagna d'Africa, si cerca l'Olio nelle Colonie
La Italian Petroleum Ltd. esegue un pozzo di 245 m. a Miano (Parma), che causa una forte venuta d'acqua.
La Spi impiega il gas del giacimento di Vallezza (Parma) per azionare i motori delle trivelle,
Testimonia nel 1910 il Camerana che non sempre i gas naturali venivano dispersi. «Anche se il loro impiego non è molto esteso, essi vengono utilizzati in alcune località per uso domestico, per cottura della calce e per l'illuminazione ma specialmente sono raccolti per forza motrice negli impianti di trivellazione, ottenendosi così una notevole economia sul costo di esercizio degli apparecchi di perforazione meccanica». A questo scopo se ne consumano 300 mc, al giorno a Corniglio. 2300 a Vallezza, 3 mila a Valleja e 18 mila a Montechino.
La ditta inglese I. Archibald Douglas, perfora senza risultato piccoli pozzi, il più profondo di 98 m., presso Nicosia (Catania). La Petroli d'Italia (Spdi) perfora a Laurano (Parma) un pozzo sterile. Presso Lercara (Palermo) ricerche pratiche forniscono qualche migliaio di litri di greggio, poi uno scoppio fa franare tutto. Anche presso Bivona (Agrigento) si estraggono alcune tonnellate di greggio attraverso una discenderia, presto invasa ed ostruita dalla piena di un torrente.
La Italian Oil Fields Co. inizia un sondaggio a La Vecchia (Reggio Emilia) e la Italian Oil Syndicate Co. una ricerca a Selvapiana nella stessa provincia scoprendovi, l'anno dopo, tracce di gas a 142 m.
La Spdi, sotto la direzione del governo del geom. Francesco Morandi, trivella un pozzo di 460 m. a S. Giovanni Incario (Frosinone) che eroga 20 mila lt. di petrolio al giorno. Costruisce un impianto di disidratazione del greggio ed un oleodotto dalla miniera alla stazione ferroviaria di Isoletta. Perfora, inoltre, un pozzo di ricerca a Ceccano, quattro a Ripi (Frosinone) ed uno a Capoponte (Parma); tutti con esito negativo. La J. Archibald Douglas sospende i lavori a Nicosia (Catania) a causa della guerra.
La miniera di Ripi (Frosinone) viene divisa in quattro concessioni che vengono accordate al principe Prospero Colonna e all'avv. Andrea Chiari, che vi eseguiranno sondaggi. La perforazione della Italian Oil Fields Co. a La Vecchia (Reggio Emilia), dopo aver rinvenuto gas ed acqua a caratteri eruttivi viene interrotta a 500 m. a causa della guerra.
La ditta Viganò & Paparella esegue sondaggi modesti a Tocco Casauria (Pescara) con risultati negativi. La Spi ottiene in concessione la miniera di Ozzano (Parma), dove esegue vari pozzi con esito scarso e realizza il primo oleodotto italiano (lungo 4,8 m., diametro 1,5 pollici) dal giacimento di Vallezza a Fornovo Taro.
L'ing. Vittorio Amoretti, altro pioniere del petrolio, prima del 1890 è inviato dal Ministero della marina in Albania a capo di una missione geologica incaricata di studiare le possibilità petrolifere del paese e vi perfora a Drasciovizza un pozzo di 200 m. con materiali della Spdi. Vengono trovati diversi livelli petroliferi a 70, 80, 100, 120, e 125 m. L'orizzonte principale si manifesta a 100 m. e produce 3500 lt. al giorno.
La Società Petroli e Bitumi perfora a Castro de' Volsci (Frosinone).
La Bombrini Parodi-Delfino, costituisce la società Asfalti, Bitumi, Catrami e Derivati (Abcd) per lo sfruttamento di un giacimento di calcare asfaltifero presso Ragusa ed esegue due perforazioni a Castro de' Volsci, che dureranno fino al 1918.
Il Commissariato generale per i combustibili, requisisce le concessioni di Ripi (Frosinone) e ne dirige la coltivazione, trovando un discreto quantitativo di petrolio, che poi diminuirà man mano fino a scomparire.
La Petroli e Bitumi perfora un pozzo di 1030 m. a Ripi I, rinvenendo altro petrolio, e un pozzo di 1115 m. a Ripi II. La miniera di S. Giovanni Incarico, produce 343 t. di petrolio. L'ing. Bibolini, del Politecnico di Torino, è inviato in Eritrea per istruire un ufficio minerario e geologico e inizia studi sulle manifestazioni petrolifere delle isole Dahalac. Anche la Società dell'Africa Orientale, con sede a Milano, fa eseguire fino al 1922 soddisfacenti sondaggi nello stesso arcipelago, sull'isola di Bu-el-Hissar, prelevando campioni d'olio a 240 m.di profondità.
La Dufour & Paparella esegue tre pozzi a Tocco Casauria e a S.Valentino (Pescara), senza ottenere risultati interessanti. Il Ministero dei trasporti invia una missione in Romania per studiare i problemi relativi al nostro approvvigionamento di petrolio. Emerge dagli studi che l'Italia può interessarsi all'intera industria petrolifera romena, creando aziende proprie per lo sfruttamento di terreni petroliferi, iniziando la penetrazione con l'acquisto di qualche società esistente che già possegga un'organizzazione tecnica locale.
Si scopre la Pianura Padana
Il Commissariato generale per i combustibili esegue modesti lavori di ricerca, che dureranno fino al 1922, a Rapolla-Lavello presso Tramutola (Potenza): A 180 m. un pozzo incontra una notevole manifestazione di gas. Si costituisce a Milano la Società Petrolifera Italo-Rumena, che acquista a Campeni (Romania) alcuni pozzi, la cui produzione diminuirà progressivamente fino a ridursi a 700 t. nel 1927. La Bonariva di Bologna acquista diversi pozzi in Galizia e si assicura la maggioranza azionaria della società polacca Oliga, operante sul versante orientale dei Carpazi. La Spi acquista terreni petroliferi in Polonia nella zona di Kowno. Le truppe italiane sgombrano l'Albania in seguito ad un'insurrezione scoppiata nel paese, e le ricerche e coltivazioni nella valle della Vojussa sono interrotte. Vengono offerte al governo italiano alcune concessioni nel Messico, l'offerta è girata alla Banca Commerciale.
Il marchese Gerini fa eseguire un pozzo di 200 m. a S. Giovanni Incarico (Frosinone). La Società Italiana per la Ricerca ed Estrazione degli Idrocarburi Minerali perfora presso Pontecorvo (Frosinone) con risultati negativi. La Banca Commerciale fonda l'Italmex Oil Co. per sfruttare alcuni piccoli pozzi messicani. Viene fondata a Torino la S.A. Mineraria Italo-Belga, con sede legale a Chiraki in Georgia, ove ha ottenuto una concessione. Dal 1926 non darà più notizie di sé. La Royal Dutch-Shell contatta il governo italiano per ottenere importanti permessi di ricerca, le richieste vengono respinte. La Società Mineraria dell'Africa Orientale esegue un saggio stratificato di 62 m. a Moncullo in Eritrea.
Il cav. James Masserenti fonda la Società Masserenti, specializzata nelle perforazioni anche per conto di terzi e sostiene la necessità di perforare in pianura, non più soltanto sugli Appennini in corrispondenza delle manifestazioni superficiali. Anche l'ing. Cesare Porro sostiene la stessa tesi: la possibilità di rintracciare vasti giacimenti d'idrocarburi esiste nella pianura, sotto la coltre alluvionale quaternaria ed i depositi sabbiosi ed argillosi dell'ultima invasione marina. I concessionari della miniera di Ripi (Frosinone) sono dichiarati decaduti.
La Spi, ottenuta dal Demanio la sub-concessione di Salsomaggiore (Piacenza), inizia con esito positivo ricerche e coltivazioni di petrolio e gas: realizza un impianto a percussione su disegno del direttore della società, ing. Ariberto Scotti, e potenzia notevolmente la raffineria di Forvoro Taro. Costituisce una filiale in Polonia, che acquista partecipazioni nella società petrolifera Kopita. L'Abed inizia l'estrazione di olio dagli asfalti di Ragusa, ottenendone 1500 t. Arriverà a produrre 10 mila t. nel 1931.
La Spi subentra alla Spdi nella concessione Montechiaro-Rallo (Piacenza), dove perfora con scarso successo. La Spdi ottiene, con convenzione speciale, la miniera di Ripi, dove condurrà sondaggi fino al 1928. L'ing. Ugo Baldini tenta di utilizzare le sorgenti di gas naturale di Barigazzo (Modena) per produrre elettricità, ma l'azienda elettrica locale, fornendo gratuitamente energia elettrica ai pochi casolari della zona, fa fallire l'iniziativa. Il Ministero dell'economia nazionale accorda all'americana Sinclair Exploration Oil Co. un permesso di ricerca su 4 milioni di ettari, per la durata di cinquant'anni. In Emilia e Sicilia si creerà una società nazionale nella quale lo Stato avrà il 40% del capitale e due posti nel consiglio d'amministrazione, oltre al 7,5% dei dividendi eccedenti il 7%, e il 40% dei dividendi superanti il 40%. Da parte sua, la Sinclair s'impegna a fare spese in ricerche per almeno 100 milioni. La Società Italiana Miniere di Salenizza (Simsa) della Bombrini Parodi, esegue ricerche di petrolio in Albania, poi si limita a sfruttare giacimenti di bitume. La Petroli latina, con sede a Torino e proprietaria di un cantiere a Bustenari (Romania), acquista la maggioranza azionaria della rumena Titenil, detentrice di una raffineria capace di lavorare annualmente 30 mila t.
La convenzione con la Sinclair viene rescissa con R.D. 25-1-1925, n. 42, dopo appena otto mesi senza che nulla sia stato concluso. In un giardino di una villa a S. Colombano (Milano) un pozzo per acqua trova anche circa 200 lt di petrolio. Questo sicuro indizio di petrolio nel sottosuolo in piena Pianura Padana, mette a rumore gli ambienti petroliferi italiani perché dà una parziale conferma delle tesi di Masserenti e di Porro. Si esaurisce in pratica il giacimento di Velleja (Piacenza). Viene costituita in tale città la Ballerini & C, cui partecipa l'ing. Carlo Zanmatti con suo padre; essa inizia ad Aitoé (Piacenza) un sondaggio, che giunge a 508 m. incontrando manifestazioni di gas. Il pozzo subisce lo schiacciamento della colonna. La perforazione sarà continuata dall'Agip, che a Podenzano, nel 1933, scopre il petrolio a 1525 m. Viene costituita a Firenze la Società Idrocarburi Nazionali (Sin), che l'anno seguente ottiene la concessione di Pietra mala (Firenze), iniziandone la coltivazione con modeste produzioni d'olio e gas. Associato alla Petrolum Italicum, il cav. Masserenti perfora a Grazzano Visconti e a Carpanero (Piacenza) un pozzo a percussione di 1500 m., con esito negativo. A Pramontano (Parma) la Società Petroli Taro perfora, fino al 1927, un pozzo di 573 m., incontrando manifestazioni di gas. La Spi inizia ricerche a Montegibbio e Campodolio (Modena) con due pozzi, rispettivamente di 328 e 212 m., che danno esito negativo. La società viene ceduta dal cav. Scotti, che non riesce più a colmare i vuoti di cassa provocati dalla ricerca, al gruppo finanziario Pogliani,. L'Azienda Boschi, creata in Albania dopo la guerra dalle Ferrovie dello Stato per interessarsi anche di ricerche petrolifere, ottiene nel 1925-26 due concessioni, e la Società Italiana Miniere di Salenizza (Simsa) una nuova concessione di 2540 ettari nei territori albanesi di Penkowa e Drasciovizza. Per lo sfruttamento dei petroli albanesi sorge l'Azienda Italiana Petroli Albania (Aipa). Notizie dell'epoca informano che nel 1925 si avevano due miniere ben organizzate in Emilia, cioè Montechino e Velleja, le quali fornivano per altro una modestissima produzione. Queste miniere, dopo aver raggiunto nel 1911 un massimo di 10.028 t., nel 1918 erano già nella curva discendente della loro produttività con 3748 t. Un'altra miniera produttiva, sempre in Emilia, era quella di Vallezza presso Fornovo Taro, che nel 1918 riesce a fornire 758 t.. Altre tre miniere, tali più di nome che di fatto, (Riccò, Ozzano, Rallio) avevano una produzione ancora nulla o irrisoria nel 1925».
Questa pagina è stata aggiornata il 08/02/10
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