Molteplici riferimenti stilistici a opere di poco precedenti o contemporanee
confermano la datazione della tela all'ultimo periodo dell'attività di
Caravaggio, tra l'ottobre 1609 e il luglio 1610. Risalta l'eccezionale
invenzione compositiva del dipinto che ha caratteri di forte sensualità. Il
Battista fanciullo è rappresentato disteso, più che seduto, su un ampio
drappo rosso che è il suo mantello e che copre una sorta di sedile naturale.
Il giovane poggia il piede sinistro su un tronco tagliato e il rispettivo braccio sulla improvvisata spalliera, ponendovi sopra la mano destra come per aiutarsi a sostenere la lunga canna che regge con la mano sinistra. È quasi interamente nudo, salvo il panno bianco che nasconde l'inguine avvolgendo il fianco sinistro e scendendo sulla coscia destra. Lo sguardo è rivolto a chi guarda. Alla sua destra è rappresentato un ariete, colto nell'atto di brucare dei pampini della vite che si inerpica sulle rocce dello sfondo.
Sul limite inferiore del piano visivo sono dipinte due
piante di tasso barbasso, simbolo di morte, spesso utilizzate da Caravaggio
nei soggetti di arte sacra. In questa come in altre figure di san Giovannino
la massiccia figura dell'ariete sostituisce l'agnello, certamente più
consueto alla raffigurazione del Battista. L'animale, per il fatto di
rosicchiare i pampini di vite, è stato interpretato come simbologia del
Divino Amore che si nutre del sacrificio di Cristo, oppure come allegoria
della Croce della Redenzione, mentre le foglie di vite indicherebbero la
Vita Eterna.
Dall'analisi delle indagini radiografiche condotte sul dipinto emerge come
il fondo sia stato lasciato abbozzato, quasi allo stato preparatorio.
Incisioni sono presenti nell'omero e nell'avambraccio sinistri e nei bordi
del braccio destro, mentre si notano alcune "correzioni": la curva dei
capelli è stata ridotta, come anche le ultime tre dita del piede destro; il
viso, il polpaccio, il fianco, la spalla e il petto destri sono stati
ampliati.
Il ciuffo di capelli sulla fronte e il perizoma sono stati eseguiti con la
consueta sovrapposizione di strati pittorici che è tipica - quasi una firma
- del modus operandi di Caravaggio.