La pecora di Caravaggio

sintesi dell'intervento di Marco Masseti

Un bell'esemplare di femmina di pecora domestica, Ovis orientalis, che sta per entrare nell'età adulta, affianca la figura del giovane san Giovanni Battista, nell'omonimo quadro di Caravaggio della Galleria Borghese di Roma.
Non si tratta infatti né di un agnello, contrariamente a quanto osservato da alcuni autori, né di un ariete o montone, cioè di un maschio adulto di pecora domestica e nemmeno di un esemplare subadulto di sesso maschile. Le caratteristiche delle corna dell'animale dipinto da Caravaggio hanno una struttura meno spessa e massiccia di quelle di un ariete coevo, in cui fra l'altro dovrebbe essere già evidente il caratteristico sviluppo a spirale.

Le dimensioni del collo della pecora sono falsate dallo spessore della lana. Nel dipinto di Caravaggio, l'animale accostato al Battista è essenzialmente riconducibile ai fenotipi delle popolazioni di pecore primitive appenniniche, quali ad esempio la "Garfagnina". L'animale, nel San Giovanni della Galleria Borghese, sta brucando delle foglie mature di vite, Vitis vinifera. L'accostamento dell'immagine di una femmina adulta di pecora, e per di più cornuta, a quella del Battista adolescente è quanto meno singolare nella tradizione iconografica del santo.
La prima cosa che dunque viene in mente è che Caravaggio non abbia voluto - o potuto - affiancare l'immagine di un animale subadulto, di un agnello, a quella del giovane santo. Di fatto, l'animale prefigura la passione di Gesù. Lo stretto grado di parentela fra quest'ultimo e il Battista - sono secondi cugini essendo rispettivamente figli delle due cugine, Maria ed Elisabetta, e ad ambedue era riferito il titolo di cristòs, "unto dal Signore" - poteva giustificare l'attribuzione del medesimo simbolo zoomorfico - quello dell'agnello - anche a san Giovanni. Caravaggio sceglie invece la pecora che nei Vangeli è il simbolo del fedele. Anche Sant'Agostino indica Cristo proprio come la pecora che viene sacrificata a Pasqua.