La barca era appena uscita dal porto di Palo. Il vento continuava a soffiare
a strappi da sud, sud-est, costringendo i marinai a frequenti manovre di
bolina.
Di questo passo non sarebbe stato un viaggio breve. Ma lui non aveva fretta.
Anzi, dal momento stesso in cui aveva messo piede sulla feluca, di colpo
tutta l'agitazione degli ultimi giorni era svanita. Una sensazione insolita,
per lui. C'è lo sgomento di chi è stato appena sconfitto, come Golia e
Oloferne, volti imprigionati in uno stadio intermedio tra sorpresa, terrore
e sofferenza. E poi c'è la calma di chi la sconfitta l'ha già attraversata
da un pezzo e ormai si trova ben al di là di essa.
Ecco, Caravaggio stava sperimentando per la prima volta questo genere di
calma. Si sentiva uno di quei personaggi della mitologia classica condannati
a fare cose piuttosto stupide come trasportare un masso in salita o girare
per sempre legati a una specie di giostra. La sua pena, quella che gli aveva
inflitto il cardinale, non gli sembrava meno insensata. Si trattava di
provare a rientrare a Roma più o meno per tutta l'eternità.
A questo scopo
lui avrebbe dovuto dipingere un capolavoro ogni tanto, prometterlo al
cardinale in cambio del suo appoggio e caricarlo su una feluca per poi
farselo sottrarre in qualche modo fantasioso e infine essere rispedito
indietro, per tutta l'eternità. Ecco perché il cardinale aveva deciso di
liberarlo. Voleva che il gioco ricominciasse. Voleva tenerlo a una certa
distanza da Roma, non troppo vicino ma nemmeno così lontano da fargli
perdere le speranze.
E probabilmente è così che sarebbe andata, a forza di bolina la feluca
avrebbe raggiunto Napoli e lì sarebbe cominciato daccapo il supplizio, forse
Caravaggio avrebbe scontato questa sua bizzarra condanna pittorica per il
resto dei suoi giorni se non fosse che in un determinato istante,
precisamente alle 12.53 del 10 luglio 1610, il sole bucò le nuvole
illuminando parte della vela di poppa, e in quello spettacolo c'era di nuovo
qualcosa che costrinse Caravaggio a levarsi in piedi e a urlare ai marinai
di invertire la rotta e di puntare a nord. Argentario, si disse Caravaggio,
un posto perfetto per sparire.