La vetrina da museo è un contenitore tecnico,
con uno o più lati in vetro, chiuso da una o
più ante, progettato per esporre le opere al
pubblico in condizioni di elevata sicurezza, in termini
di sicurezza rispetto ai furti, ma anche in termini
di corretta conservazione. Per questi motivi una vetrina
deve essere studiata considerando le esigenze
specifiche di ciascuna opera e individuando i metodi
e le tecnologie più adatti ed efficaci per rispondere
a queste esigenze.
Anche nel caso del San Giovanni di Caravaggio il
Laboratorio museotecnico Goppion ha dovuto individuare
le esigenze di conservazione e, partendo da queste,
individuare i materiali, le soluzioni, le forme più idonee.
La vetrina, elemento principale di tutta la struttura
espositiva, è dunque realizzata in acciaio, materiale
che mette al sicuro l’opera contro i furti, ma che, impedendo
il passaggio di aria e umidità, la mette al sicuro
dalle variazioni climatiche così dannose per un dipinto.
Il vetro è di tipo accoppiato, formato da due lastre separate
da un foglio di PVB, materiale che oltre a filtrare
i raggi UV dannosi per il dipinto, impedisce in caso
di rottura il distacco di schegge di vetro che potrebbero
danneggiare la superficie dell’opera, ma impedisce
anche l’accesso all’interno dello spazio di esposizione
anche se il vetro venisse rotto.
Per la conservazione è stato inoltre studiato un sistema
di apertura ad anta, dotato di una cerniera a quadrilatero
articolato, una specifica forma geometrica che
non fa compiere un semplice movimento di rotazione,
ma anche una complessa serie di movimenti alternati di
traslazione e di rotazione all’anta che così, una volta
chiusa, permette una compressione efficace delle guarnizioni.
In questo modo si raggiunge una tenuta all’aria particolarmente elevata, ossia, gli scambi tra aria interna alla vetrina e aria esterna sono ridotti al minimo, in modo da rendere il microclima nel quale è ospitata l’opera il più stabile possibile.
La corretta conservazione è inoltre affidata a un sistema di stabilizzazione dell’umidità relativa, l’elemento che più direttamente influisce dal punto di vista fisico sulle opere, di tipo attivo/passivo: un sistema attivo che sfrutta l’effetto di Peltier, un effetto termoelettrico che facendo passare elettricità tra due elementi metallici ne provoca il riscaldamento, associato a materiale igroscopico come i sali di silicio, analogo a quello studiato e realizzato dal Laboratorio museotecnico Goppion per la conservazione della Gioconda al Louvre.
Tutte queste tecnologie sono state integrate in una
sorta di “macchina complessa” che ha permesso l’esposizione
del San Giovanni di Caravaggio anch’esso
ospitato come già avvenuto per la Conversione di Saulo
della collezione Odescalchi, per il San Giovannino di
Leonardo e per molti altri capolavori nel mondo, in una
vetrina studiata e realizzata dal Laboratorio museotecnico
Goppion. La chiesa di Sant’Erasmo di Porto Ercole
si trova così in ideale compagnia con il Louvre, il
British Museum, il Victoria & Albert Museum, il Museum
of Fine Arts di Boston, il Nelson Atkins Museum
of Art di Kansas City, la Smithsonian Institution di New
York, il Museum of Anthropology di Vancouver, lo
Shaanxi History Museum di Xi’An, l’Islamic Art Museum
del Cairo e altri ancora. In tutti questi casi il Laboratorio
museotecnico Goppion ha messo la tecnologia
al servizio della cultura per la conservazione e l’esposizione
di opere uniche nel loro genere.