di Elisabetta Greci e Annafranca Brancaglione

Studio Greci Architettura"

La vetrina da museo è un contenitore tecnico, con uno o più lati in vetro, chiuso da una o più ante, progettato per esporre le opere al pubblico in condizioni di elevata sicurezza, in termini di sicurezza rispetto ai furti, ma anche in termini di corretta conservazione. Per questi motivi una vetrina deve essere studiata considerando le esigenze specifiche di ciascuna opera e individuando i metodi e le tecnologie più adatti ed efficaci per rispondere a queste esigenze.

Anche nel caso del San Giovanni di Caravaggio il Laboratorio museotecnico Goppion ha dovuto individuare le esigenze di conservazione e, partendo da queste, individuare i materiali, le soluzioni, le forme più idonee. La vetrina, elemento principale di tutta la struttura espositiva, è dunque realizzata in acciaio, materiale che mette al sicuro l’opera contro i furti, ma che, impedendo il passaggio di aria e umidità, la mette al sicuro dalle variazioni climatiche così dannose per un dipinto. Il vetro è di tipo accoppiato, formato da due lastre separate da un foglio di PVB, materiale che oltre a filtrare i raggi UV dannosi per il dipinto, impedisce in caso di rottura il distacco di schegge di vetro che potrebbero danneggiare la superficie dell’opera, ma impedisce anche l’accesso all’interno dello spazio di esposizione anche se il vetro venisse rotto.

Per la conservazione è stato inoltre studiato un sistema di apertura ad anta, dotato di una cerniera a quadrilatero articolato, una specifica forma geometrica che non fa compiere un semplice movimento di rotazione, ma anche una complessa serie di movimenti alternati di traslazione e di rotazione all’anta che così, una volta chiusa, permette una compressione efficace delle guarnizioni.

In questo modo si raggiunge una tenuta all’aria particolarmente elevata, ossia, gli scambi tra aria interna alla vetrina e aria esterna sono ridotti al minimo, in modo da rendere il microclima nel quale è ospitata l’opera il più stabile possibile.

La corretta conservazione è inoltre affidata a un sistema di stabilizzazione dell’umidità relativa, l’elemento che più direttamente influisce dal punto di vista fisico sulle opere, di tipo attivo/passivo: un sistema attivo che sfrutta l’effetto di Peltier, un effetto termoelettrico che facendo passare elettricità tra due elementi metallici ne provoca il riscaldamento, associato a materiale igroscopico come i sali di silicio, analogo a quello studiato e realizzato dal Laboratorio museotecnico Goppion per la conservazione della Gioconda al Louvre.

Tutte queste tecnologie sono state integrate in una sorta di “macchina complessa” che ha permesso l’esposizione del San Giovanni di Caravaggio anch’esso ospitato come già avvenuto per la Conversione di Saulo della collezione Odescalchi, per il San Giovannino di Leonardo e per molti altri capolavori nel mondo, in una vetrina studiata e realizzata dal Laboratorio museotecnico Goppion. La chiesa di Sant’Erasmo di Porto Ercole si trova così in ideale compagnia con il Louvre, il British Museum, il Victoria & Albert Museum, il Museum of Fine Arts di Boston, il Nelson Atkins Museum of Art di Kansas City, la Smithsonian Institution di New York, il Museum of Anthropology di Vancouver, lo Shaanxi History Museum di Xi’An, l’Islamic Art Museum del Cairo e altri ancora. In tutti questi casi il Laboratorio museotecnico Goppion ha messo la tecnologia al servizio della cultura per la conservazione e l’esposizione di opere uniche nel loro genere.