Caravaggio Ending è un piccolo film fatto di tanti spezzoni originati da
altri film. In sostanza, un percorso di immagini negli ultimi giorni di
Michelangelo Merisi detto Caravaggio, attraverso le biografie
cinematografiche che via via sono state dedicate al pittore. Caravaggio
Ending è concepito per essere proiettato all'interno della mostra che
ricorda i 400 anni dalla morte di Caravaggio proprio nei luoghi in cui è
avvenuta... a Porto Ercole.
Il titolo gioca con la definizione
dell'Hollywood Ending - il finale alla hollywood - praticamente obbligatorio
per un certo tipo di cinema che pretende il finale felice, il cosiddetto
Happy End in cui tutto va a posto, i conti tornano e l'eroe si redime. E a
Caravaggio, alla sua misteriosa morte, sono attribuiti di volta in volta
versioni differenti, ufficiali, ufficiose, ipotesi, sospetti. Vediamo allora
come il cinema ha raccontato di volta in volta - dagli anni '40 ad oggi - la
fuga di Caravaggio, il suo viaggio in feluca, la sua corsa sulla spiaggia di
Feniglia, la sua agonia. Le immagini filmiche rendono tutto esplicito, tutto
quello che è avvenuto nelle immagini diviene presente, si srotola ed accade
davanti ai nostri occhi.
Al tempo stesso però restano delle zone d'ombra, qualcosa che non si può
sviscerare del tutto , che un film nella sua "diegetica evidenza" non può
che lasciar intuire...
Caravaggio Ending presenta - in un montaggio che rielabora la forza delle
immagini - una impressionante galleria di questi momenti in cui il cinema
racconta la disperazione di Caravaggio: le sequenze filmiche sono aperte, i
film in bianco e nero sfociano nelle immagini a colori, integrate da
immagini documentaristiche della zona dell'Argentario, del mar tirreno,
della spiaggia. Per spiegare "i perché" di questa operazione bisogna
affrontare un discorso che risulta tanto inedito, pur se continuamente
citato ma senza un vero approfondimento: il rapporto della pittura di
Caravaggio col cinema, arte moderna per eccellenza. Ragionando per
paradossi, i dipinti di Caravaggio hanno una impostazione cinematografica.
Lo aveva suggerito per primo Longhi.
Lo ha sostenuto Pasolini. E Picasso, passando per Roma, lo aveva
affermato con una battuta che voleva essere beffarda ma conteneva una sua
verità: "Caravaggio fa cinema". La sublime arte caravaggesca in definitiva
impone un modo di disporre ed illuminare i personaggi che anticipa le
infinite potenzialità dell'arte cinematografica. Non a caso, Giovanni
Previtali - nell'introduzione all'ultima edizione del Caravaggio di R.
Longhi - sostiene che la definizione che il poeta e sceneggiatore ungherese
Béla Balázs dava dell'identificazione cinematografica si adatta alla tecnica
caravaggesca. Ma il cinema come ha raccontato Caravaggio? La sua vita
tormentata, le sue inquietudini, la sua arte e la sua fine misteriosa... La
prima volta la vita di Caravaggio viene portata al cinema nel 1941 dal
regista Goffredo Alessandrini che in Caravaggio, il pittore maledetto -
protagonista un baldanzoso Amedeo Nazzari - presenta un'anima prettamente
italiana. Più didattica che avventurosa - secondo i canoni televisivi degli
anni '60 - la versione portata sui teleschermi nel 1967 del Caravaggio
interpretato da un sanguigno Volonté per la regia di Silverio Blasi.
Nel 1986 si impone per la forza delle immagini, Caravaggio autentico capolavoro
del regista inglese Derek Jarman, premiato con l'Orso d'argento al festival
di Berlino. Il film rielabora il furore creativo del pittore in chiave
moderna in un'opera estremamente personale. Infine, uno sceneggiato
televisivo in due puntate Caravaggio.
L'ombra del genio (2009) diretta da Angelo Longoni ci ha dato l'ultima
versione della vita del pittore con un'appassionante interpretazione di
Alessio Boni. In questa carrellata non si può non citare Pasolini, che
attraverso tutta la sua opera ha costruito una biografia indiretta del
Caravaggio, ispirandosi alle sue soluzioni radicali nella scelta di volti,
gesti, espressioni e di composizione dell'inquadratura.
E' proprio questo che vuole raccontare Caravaggio Ending con questo mosaico
di immagini prestate dal cinema: che da un lato ci sono i fatti, resi
evanescenti dalla traccia del tempo, dall'altra c'è il mistero di una vita.
E di una morte.