Paolo Scaroni
Identità, esperienza e memoria sono per un’impresa valori così interconnessi da risultare a volte equivalenti. L’identità si costruisce giorno dopo giorno attraverso l’esperienza. Ma è il ricordo dell’esperienza, la memoria appunto, che conserva l’idea di passato e costruisce quella di futuro.
È questo il senso della mostra dedicata al cane a sei zampe, marchio eni e icona cara a molti pubblici, non solo italiani. Una mostra che racconta cinquantasei anni di storia attraverso i frammenti della vita aziendale, ricuciti dal simbolo. Tutto comincia nel ’53, anno della costituzione di eni, quando venne scelto come marchio il cane a sei zampe, opera dello scultore Luigi Broggini. Il nuovo simbolo destò da subito stupore e sorpresa, come si conviene a tutto ciò che è veramente nuovo, malgrado i tanti riferimenti araldici: la forma era quella di un cane ma ne citava ben altre. Come il Leone di Persia, che cammina verso Occidente con la testa rivolta a Oriente. Come la chimera, per via dell’inclinazione del corpo e per la coda così diversa da quella di ogni altro cane, come un drago, che sputa fuoco dalla bocca e ha un mantello nero ricco di creste. Broggini non aveva firmato l’opera e la paternità divenne nota solo dopo la sua morte.
L’assenza di un’ispirazione dichiarata dette vita a così tante interpretazioni, che finirono per alimentare il mito. Sicuramente, i significati vanno ascritti ad una iconografia varia: il rapporto uomo-natura, la potenza, la nobiltà di figure care a più di una cultura. In ogni caso, l’unicità e la conseguente diversità dai canoni stilistici dell’epoca aiutarono il cane a sei zampe a tradursi in breve tempo in icona riconosciuta di uno stile di comportamento. Il cane a sei zampe diventa insomma lo specchio fedele di un modo d’essere della gente eni, fatto di coraggio e di anticonformismo, che genera uno straordinario riconoscimento e senso di appartenenza. Al tempo stesso, diventa elemento segnaletico, grazie alla moltiplicazione lungo le strade della Penisola di una nuova idea di stazione di servizio, assolutamente rivoluzionaria per l’epoca.
Quando, dopo la trasformazione in società per azioni del ’92, fu avviata la privatizzazione attraverso quattro offerte pubbliche di vendita, il successo in termini di adesione fu senza precedenti. Il cane a sei zampe non era solo una realtà segnaletica, cara agli automobilisti, ma un simbolo capace di aggregare la fiducia e il consenso dei risparmiatori e degli investitori istituzionali. Il titolo venne quotato sia alla Borsa Italiana, sia al NYSE (New York Stock Exchange): la maggior parte del capitale era ormai privatizzata. Questa trasformazione incise non poco sull’identità del sistema: le più importanti società del gruppo vennero fuse e incorporate in eni, le rispettive aree di attività riproposte sotto forma di divisioni.
Il confronto con i mercati finanziari aveva imposto modalità di gestione molto più snelle, rispetto al passato. Questo insieme di azioni pressoché concomitanti aveva prodotto una progressiva visibilità del marchio, chiamato ad identificare una massa critica straordinariamente maggiore rispetto al passato. Ancora una volta il cane a sei zampe fu chiamato a dare rappresentazione al cambiamento. Attraverso pochi ritocchi di carattere grafico, cane e eni furono legati in maniera indissolubile all’interno di un quadrato giallo e, con questa configurazione, venne definita la nuova identità aziendale. Il segno di un cambiamento forte, epocale era stato definito. Questo quadro comunque non è più nella storia ma nella cronaca poiché è all’origine dell’attuale intervento di rebranding. 
Oggi eni è una energy company, che ha saputo perseguire una corretta integrazione di tutte le sue attività. È presente in oltre settanta paesi e unisce le energie di oltre settantamila persone. È per dimensioni la prima realtà economica italiana e tra le più importanti al mondo. È soprattutto una realtà capace di restare fedele alla propria storia, ma sempre più aperta, dinamica, proiettata in avanti grazie al coraggio di immaginare il futuro. L’equilibrio tra queste due dimensioni, apparentemente contrapposte, trova nel simbolo il punto di incontro ideale. Il cane a sei zampe dà vita ora ad una nuova storia, raccontata al futuro. I significati da sempre riconosciuti al mondo Agip vengono finalmente portati in dote al marchio eni, che si arricchisce di un senso assolutamente nuovo di freschezza e di amicizia, senza rinunciare alla riconosciuta autorevolezza.
L’integrazione in un unico segno di tutte le realtà permette di assegnare rappresentazione univoca e, di conseguenza, di parlare una lingua unica con qualsiasi interlocutore, ad ogni latitudine. Il cane a sei zampe torna libero, il suo rapporto con il box giallo genera una sorta di linea d’orizzonte, in grado di comunicare un senso di dinamismo, che gli è proprio già dai bozzetti di Broggini. La scritta è composta sempre con un carattere filettato, completamente ridisegnato, e impiegato esclusivamente nella versione minuscola: un dettaglio, che però dice molto rispetto alla vocazione al dialogo, al rapporto paritario, da sempre presenti nel modo d’essere di questa azienda. Ancora una volta, memoria e futuro.
E ancora una volta un simbolo capace di assegnare contemporaneità e dare rappresentazione a valori. Valori tanto più forti quanto più condivisi, grazie ai quali è possibile riconoscere una storia importante e un’idea di futuro possibile.